“Il Carnevale che… non c’è più”, di Enzo Amato

La massima trasgressione che un essere umano possa sognare: evadere dalla propria identità

Quest’anno il Carnevale arriva prestissimo, appena il tempo di digerire il panettone e le abbuffate natalizie ed ecco che si ricomincia con un’altra festa. Ma è giusto chiamarla ancora così? Gli ultimi giorni che precedono la Quaresima possiamo definirli ancora con la parola “festa”? Forse “la festa che non c’è più”!

Tra i tanti ricordi che sono legati alla mia infanzia, quelli che ricordo con piacere sono sicuramente i divertentissimi e spensierati giorni di carnevale. La festa che oggi ha perso totalmente significato. Sono i tempi che cambiano le mode, che le snaturano. Negli ultimi anni questa tradizionale festività è stata sostituita da “Halloween”, una “americanata” che fa girare molti più interessi, commerciali ed economici. Del resto se globalizzazione ci deve essere deve invadere anche gli usi e costumi di tutte le stirpi ed etnie del pianeta.

Carnevale è la festa che riguarda oramai esclusivamente i bambini e gli anziani. I bambini (sembra che il tempo si sia fermato) cercano ancora i vestiti di Zorro, dell’Uomo Ragno (oggi Spiderman) e di Superman. Le bambine si vestono da Dame, Principesse, Fatine e Regine. Tutto esclusivamente confezionato e a carissimo prezzo. Le nonnine si organizzano invece per andare a ballare nelle balere: balli di ogni genere e di ogni ritmo, anche i più sensuali e “strofineschi”.

Sono finite le abbuffate di carne tra parenti e amici, le feste organizzate in casa, le maschere, i coriandoli, le stelle filanti, i travestimenti… Il travestirsi è carnevale! E nasce dalla massima trasgressione che un essere umano possa sognare: evadere dalla propria identità, diventare qualcun altro.

Sono finiti anche gli scherzi: adesso non ci sono più nemmeno i palloncini che, schiacciati, nel sedersi, da vittime inconsapevoli, emettevano rumori poco edificanti o il liquido fetido, contenuto in fialette, che appestavano case e locali da ballo (una puzza da cane morto). Erano questi gli scherzi più noti: fastidiosi ma obbligatori.

Ma com’è nata questa festività? Era una festa d’origine contadina: nella metà di febbraio moriva l’inverno e si avvicinava la primavera e così con il carnevale un ciclo di stagioni finiva e un altro ne incominciava. Un corteo di maschere faceva parte delle celebrazioni di carnevale ed erano fantasmi o anime di morti che stranamente rassicuravano la gente perché offrivano la protezione ai vivi e al raccolto. Durante il carnevale tutti si consideravano uguali. Il senso di estraneità spariva e si stabilivano forme di comunicazione che abolivano ogni distanza.

Anche la satira politica ha fondamenti nel carnevale: fin dall’Antica Roma le autorità venivano sbeffeggiate, come accade ancora oggi nel Carnevale di Sciacca o di Viareggio. Era una valvola di sfogo per il popolo. Credevano che almeno una volta l’anno occorressero brevi periodi di “caos organizzato”.

Il carnevale come lo conosciamo noi è indiscutibilmente un prodotto del Medioevo. Il termine ha come concetto la privazione della carne: designa i giorni che precedono il principale periodo di penitenza previsto dal cristianesimo. In questo periodo si cerca di esaltare tutto ciò che in Quaresima non sarà più possibile fare. A partire dal ‘400 il carnevale subirà una serie di attacchi: la Chiesa cercherà di sopprimere questa festa decisamente troppo pagana. Ma tale festa sopravvivrà nelle sue caratteristiche di fondo fino all’età industriale.

Saranno le tendenze di questi ultimi decenni, la scomparsa di un vera Quaresima, e una cultura che non da più la stessa importanza alla ritualità, a farne tramontare il senso originario. Riusciremo a far rinascere questa festa? Proviamoci! Cominciamo innanzitutto a organizzare serate danzanti dove si entra esclusivamente vestiti in maschera. Cominciamo a rimettere i dischi che invogliano al ballo, al movimento caliente, al divertimento. Cominciamo a organizzare sfilate di costumi e carri nella nostra città, invitando i responsabili della “cosa pubblica” a investire e a sovvenzionare questa festività che potrebbe portare allegria e vivacità ad un paese tanto mingherlino.

Cosa ne pensate voi, e come lo vivete il carnevale?

Enzo Amato

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