A Marsala, su Facebook, si scatena sempre una “guerra” di linguaggio cattivo

Forse Internet è diventato lo sfogatoio delle frustrazioni personali?

C’è troppa violenza, violenza di linguaggio. Nei social network, e soprattutto su Facebook, il linguaggio è diventato molto cattivo, aspro, offensivo, ingiurioso. Un uomo a Marsala fa un gesto che fa parlare una città intera per diversi giorni e su Facebook si scatena una “guerra” di linguaggio. Contro una amministrazine comunale, contro un sindaco, contro la politica intera… Perchè?

Sui social è facile essere “politicamente scorretti”, perché davanti a uno schermo è molto più facile rispetto a farlo guardando negli occhi la persona che si critica. Forse Internet è diventato lo sfogatoio delle frustrazioni personali?

Non accenno a quello che sta succedendo da tre giorni a Marsala, lo state leggendo un po’ tutti. Ma vi faccio un esempio di come ci siamo ridotti con i commenti sui social. Una nota politica ha dichiarato, un po’ di tempo fa, di essere guarita dal tumore e in rete sono subito esplosi commenti dove il più carino diceva, in sostanza, che “a questi politici gli va sempre bene” e “non crepano mai”, un altro l’accusa di essere una “assassina per la posizione favorevole all’aborto”, e quindi meritava di morire. Dove è finito uno dei migliori insegnamenti legati alla nostra cultura religiosa, quel famoso “chi è senza peccato, scagli la prima pietra”, oppure non “guardare la pagliuzza nell’occhio altrui senza vedere la trave che c’è nel tuo”?

Resta il mistero: perché i social tirano fuori il peggio di noi? La rete ha dato accesso all’opinione pubblica, ma la possibilità di commentare qualunque cosa su internet ha fatto evaporare la sostanza delle opinioni. Valutare un politico, un gesto, un episodio, ma anche una legge, un albergo, un film è diventata una moda cronica, non se ne può fare più a meno.

La rete ha permesso a tutti di accedere al “discorso pubblico”. Fino a pochi anni fa c’era solo la rubrica di lettere al direttore dei giornali locali. Io ho iniziato così, scrivendo a “Marsala C’è”. Ora chiunque può fare un’inchiesta e metterla in circolazione. Chiunque può offendere gratuitamente un’autorità, le forze dell’ordine, un collega, un vicino di casa… Spesso anche anonimamente, con profili e indirizzi e-mail falsi.

Che la massa sia cattiva lo dice la storia. Nel passato si facevano le esecuzioni in piazza e il popolo andava a guardare, bambini compresi, e inneggiava e godeva. Ma oggi siamo in una società differente, che si vorrebbe, appunto, più civile. Qua non si sta difendendo la classe politica ma si sta accusando il linguaggio “poco civile” del web. Non riesco a comprendere come si faccia a scrivere certe cose. L’uso delle parole è importante, le parole possono essere pietre, io posso dirti che sei un cretino con un minimo di eleganza, no? Non è che ti devo travolgere con una mazza verbale…

La rete è come un luogo pubblico, senza fisicità. E come quando sei per strada, se vedi una vestita da “zoccola” non è che le gridi “zoccola!”, o se vedi uno obeso non gli gridi “grassone di merda”. Forse succede pure ma non è usuale. Ma in rete sì! Il che mi dà anche un sapore di vigliaccheria che mi fa ancora più schifo, perché quello non può nemmeno venire lì e mollarti una “ran funciata”, che è il minimo!

Forse sparando “merda” su chi ti dovrebbe amministrare, o semplicemente è diverso da te, tu riesci a sentirti meglio? A voi i commenti.

Enzo Amato

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