Bimbo morto in ospedale a Trapani: quattro medici indagati

Il padre: "Daniel moriva e gli davano la tachipirina"

Il piccolo era stato ricoverato e dimesso, potrebbe essere stato stroncato da una meningite

La procura di Trapani ha inviato quattro informazioni di garanzia per altrettanti sanitari, indagati per omicidio colposo per la morte di Daniel Cesanello, il bimbo di 23 mesi deceduto nel reparto di Pediatria dell’ospedale “Sant’Antonio Abate” per una sospetta meningite fulminante. Il piccolo, che aveva la febbre a 40, era stato visitato dai medici del pronto soccorso e dimesso dopo la somministrazione di una dose di tachipirina. Poi si era aggravato ed era stato nuovamente ricoverato, morendo cinque ore dopo l’ingresso in ospedale. Le informazioni di garanzia, puntualizzano dalla Procura, allo stato è un “atto dovuto”, a garanzia dei sanitari. Da indagati, infatti, possono nominare un perito di parte per assistere all’esame autoptico.

I destinatari delle informazioni di garanzia notificate in queste ore sono Rita Cucchiara, medico del pronto soccorso, e due della Pediatria, Marcello Palmeri, che lo ha visitato la mattina, e Maria Mulè, che lo ha visitato la sera, dell’ospedale Sant’Antonio Abate. Il quarto indagato è Vincenzo Di Stefano, medico di base della famiglia Cesanello. In Procura si sottolinea che si tratta di “provvedimenti dovuti”. Il piccolo Daniel era stato dimesso dal reparto di pediatria dopo essere stato visitato. “I medici – sostiene l’Asp – avevano riscontrato una situazione influenzale, nulla di importante che necessitasse di ricovero”. Parallelamente procede intanto l’indagine interna della commissione istituita dall’Azienda ospedaliera. I medici – coordinati dal direttore sanitario di presidio Francesco Giurlanda – avranno cinque giorni per valutare il caso e arrivare alle conclusioni.

La diagnosi sbagliata, le dimissioni, il ritorno in ospedale quando era troppo tardi. Il padre del bimbo di Trapani accusa i medici “Mio figlio ha lottato un giorno interno per sopravvivere, ma nessuno ha capito che aveva la meningite: pensavano fosse rosolia”

“Daniel era una roccia e sarebbe diventato un bravissimo buttafuori come il suo papà”. Si dispera Gaetano Cesanello per il suo piccolo di due anni che non c’è più: è morto nello stesso ospedale che la mattina, quando aveva accusato i primi sintomi, lo aveva dimesso dopo avergli somministrato una Tachipirina. La procura di Trapani ha inviato quattro avvisi di garanzia. “Ha lottato un giorno intero per sopravvivere – dice il padre – ma dovevano aiutarlo al pronto soccorso, invece l’hanno rimandato a casa. E poche ore dopo è morto. Adesso devono dirmi perché”.

Come stava il bambino quando siete arrivati al Sant’Antonio Abate di Trapani, venerdì mattina?
“La maestra dell’asilo ci aveva chiamato perché Daniel era parecchio giù di tono. Se ne stava in un angolo con il suo bel vestitino di Arlecchino. Siamo arrivati di corsa, era pallido. Per strada, ha vomitato e poi è svenuto. Aveva febbre alta. Dal pronto soccorso ci hanno mandato al reparto di Pediatria. Un dottore ha detto: “È un virus”. E con un po’ di tachipirina ci ha rimandati a casa”.

A che ora è avvenuta la visita?
“Credo intorno alle 12, comunque poco prima dell’ora di pranzo”.

A casa, il bambino stava ancora male?
“Si vedeva chiaramente che c’era qualcosa che non andava. Le altre volte, la tachipirina aveva fatto sparire la febbre nel giro di pochissimo tempo. Venerdì sera, invece, non passava. E intorno alle otto sono spuntate anche dei puntini rossi sul petto di Daniel”.

Cosa avete fatto?
“Abbiamo chiamato immediatamente il pediatra, che ha ipotizzato un principio di rosolia, anche se mio figlio era vaccinato. Poi, Daniel si è addormentato. Ma alle 10 ha iniziato ad avere delle convulsioni e ha perso conoscenza. Gli ho subito praticato la respirazione bocca a bocca e si è ripreso. Intanto, mia moglie chiamava il 118”.

L’ambulanza è arrivata in tempi brevi?
“Noi abitiamo poco fuori Trapani. Per fare prima, ci siamo dati appuntamento all’ingresso della città, che io ho raggiunto con la mia macchina. E nel giro di una manciata di minuti siamo arrivati in ospedale”.

Questa volta, avete avuto indicazioni più precise dai medici?
“Assolutamente no. Dal pronto soccorso siamo ritornati alla Pediatria. Hanno misurato la febbre, non hanno fatto altro. Intanto, il corpo del bambino si era riempito di chiazze di sangue, come se i capillari si fossero rotti. Qualcuno ha accennato: “È un’infezione”. Ma non ci sapevano dire altro, mentre io continuavo a chiedere: “Un’infezione dovuta a che cosa?”. Mio figlio si lamentava, ma cosa può dire un bambino di 23 mesi? Alle 3,27 è morto”.

Cosa hanno scritto i medici nel referto?
“Arresto cardiocircolatorio. Ma che cosa l’ha causato? Io sono solo un operaio edile che la sera fa il buttafuori, non ne capisco di queste cose. Ma loro sono i medici: che cosa non hanno saputo diagnosticare? “.

Ora c’è un’indagine della procura di Trapani su quanto accaduto. Anche l’Asp ha avviato un’inchiesta, una nota ufficiale avanza il sospetto che suo figlio sia stato stroncato da una meningite. “Bisognava scoprirlo prima, per salvare Daniel. Invece, mi hanno telefonato solo sabato mattina per dirmi che c’era il rischio di contagio. Abbiamo dovuto sottoporci a una profilassi. Anche i compagnetti dell’asilo sono in osservazione. Ma il mio pensiero resta a quella mattina di venerdì. Perché non ci hanno fatto restare in ospedale?”. [di Salvo Palazzolo – Palermo.repubblica.it]

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