L’omelia choc di un arciprete: “Spero che il Signore chiami a sé i politici”

"Così non potranno continuare a fare della sanità un fiorente mercato"

“Preghiamo perché il Signore, quando avranno terminato il loro mandato, possa chiamare a sé i politici che, col nostro voto, abbiamo eletto. Così non essendo più riconfermati, non potranno continuare a fare della sanità un fiorente mercato, un budget da raggiungere a qualsiasi costo, lucrando sulle sofferenze della gente, dei poveri, dei bisognosi che non hanno i soldi per potersi pagare uno specialista o potersi ricoverare, a proprie spese, in una clinica privata. Vengono sballottati come pacchi da un ospedale all’altro e nel frattempo, come molte volte è accaduto, perdono la vita tra atroci sofferenze”.

Si è espresso così l’arciprete, Don Lillo Di Salvo nella sua omelia durante la messa serale di domenica scorsa, nel santuario di Maria Santissima dell’Udienza a Sambuca di Sicilia a proposito della chiusura della sala operatoria dell’ospedale civico di Sciacca. Poi un esplicito appello: “Occorre che i sindaci dei Comuni che fanno parte del distretto sanitario di Sciacca e che tutti noi ci mobilitiamo perché la sala operatoria dell’ospedale di Sciacca torni a funzionare a pieno regime e al più presto si possano colmare definitivamente le carenze di personale sanitario. Piuttosto che risparmiare su un servizio essenziale come la sanità e sprecare il denaro pubblico delle enormi tasse che paghiamo, i politici provvedano a garantire a tutti il diritto alla salute e ad eliminare vergognosi privilegi e allucinanti sperequazioni retributive e sociali”.

Risulta intanto che la direzione Asp di Agrigento ha disposto di “tamponare lo stato di bisogno funzionale ed operativo che riguarda l’attività operatoria presso il ‘Giovanni Paolo II’ col personale in servizio presso l’ospedale di Ribera”.

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