Beni per 6 milioni di euro sequestrati a imprenditori trapanesi

"Attivi nel settore edile, collusi con esponenti di famiglie mafiose della Provincia..."

Nella mattinata di ieri, gli Agenti di Polizia della Divisione Anticrimine e della Squadra Mobile della Questura di Trapani e i Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Trapani hanno eseguito, su proposta del Questore di Trapani, nella frazione trapanese di Fulgatore, Valderice, Paceco, Palermo, Prizzi il sequestro anticipato di beni ai fini della confisca ai sensi dell’art. 20 del d.lvo n. 159 del 2011, per un valore stimato di circa 6 milioni di euro nei confronti di due imprenditori, ritenuti dagli inquirenti “collusi con esponenti di famiglie mafiose della Provincia di Trapani, attivi nel settore edile, da anni operanti soprattutto nel lucroso settore dei lavori appaltati da enti pubblici in Sicilia”.

Le attività investigative, svolte in particolar modo tra la seconda metà degli anni ’90 e il più recente periodo, tra il 2004 e il 2007, hanno permesso di accertare “l’asservimento del gruppo imprenditoriale Candela alla famiglia trapanese di Cosa Nostra, alla quale i Candela hanno garantito ingenti risorse economiche nel redditizio settore degli appalti pubblici”.

E’ emerso come Nicolò e Salvatore Candela, zio e nipote, rispettivamente di 70 e 49 anni, “abbiano da sempre agito attraverso imprese strettamente interconnesse tra di loro in un unico gruppo imprenditoriale che hanno tratto rilevanti vantaggi economici dall’illecita aggiudicazione di appalti pubblici fino ad epoca recente. Risultavano pienamente inseriti nel gruppo degli imprenditori asserviti e beneficiati dal sistema di condizionamento mafioso del settore degli appalti pubblici, voluto dal vertice trapanese di cosa nostra ed attuato pure grazie alla compiacenza di funzionari corrotti anch’essi asserviti alle medesime strategie”.

Interessati dal provvedimento di sequestro otto beni immobili, 37 auto, furgoni e mezzi meccanici, cinque aziende, dieci partecipazioni in altre società e 114 tra conti correnti e rapporti bancari.

Un sistema estorsivo e di controllo delle opere documentato anche in relazione ad appalti relativi ai lavori aggiudicati dal gruppo Candela, a partire dal 2001, nella provincia di Palermo presso l’aeroporto Falcone-Borsellino e presso la caserma militare Beghelli, nel quartiere San Lorenzo, come dimostrato dall’esame dei “pizzini” trovati in occasione della cattura dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Accertata, peraltro, la tentata turbativa del pubblico incanto presso la Provincia di Trapani concernente i lavori di adeguamento dell’Istituto tecnico per geometri di Trapani, concordando una tangente di 50 milioni di vecchie lire.

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