Arrestati i fratelli Nicolò e Giovanni Adamo: condannati rispettivamente a 6 e 5 anni

Facevano parte di un sodalizio criminale specializzato in truffe altamente specifiche

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Sono stati arrestati a Trapani, dai poliziotti della Squadra Mobile, su ordine di esecuzione emesso dalla Corte di Appello di Palermo, i noti fratelli Nicolò e Giovanni Adamo, 51 e 43 anni, titolari di uno tra i più frequentati punti di ritrovo del centro storico. Devono espiare rispettivamente una condanna a 6 e 5 anni.

Nel 2009 furono arrestati dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza assieme ad altre tre persone nell’ambito di una indagine che in modo approfondito era stata anche sviluppata dalla sezione di pg (presso la Procura di Trapani) della Guardia di Finanza, coordinata dal sostituto procuratore Andrea Tarondo. Da questa indagine venne fuori un incredibile spaccato truffaldino che coinvolgeva anche un funzionario della cancelleria civile del Tribunale di Palermo. I fratelli Adamo facevano parte di un sodalizio criminale specializzato in truffe altamente specifiche, scientemente messe a punto dai componenti del gruppo ognuno dei quali, con la propria parte di competenza, ha avuto un ruolo ben delineato.

Il blitz fu denominato “i soliti ignoti”, titolo preso in prestito da un famoso film. Sostanzialmente il clan criminale sfruttava i fondi messi a disposizione dalla “legge Sabatini”, dedicata a chi opera nel settore del commercio. Di fatto si facevano figurare acquisti per aziende commerciali che servivano per ottenere immediate liquidità, le attrezzature o non esistevano del tutto o si trattava di attrezzature già usate. la complicità di un cancelliere serviva a fare figurare come corretti gli investimenti condotti.

La legge Sabatini, n. 1329/1965, è uno strumento che consente alle piccole imprese di acquistare macchine utensili o di produzione a tasso agevolato; prevede che l’acquirente possa emettere, in favore del venditore, effetti cambiari con scadenza fino a 60 mesi dalla data di emissione, ottenendo, in tal modo, una dilazione nel pagamento, che, normalmente, avviene in rate semestrali. La legge consente, quindi, al venditore di scontare immediatamente gli effetti cambiari presso un istituto bancario autorizzato ad operare con gli strumenti della legge Sabatini.

Secondo gli inquirenti, e a seguire secondo le risultanze processuali ora diventate definitive, il gruppo ha ottenuto illegittimamente finanziamenti pubblici previsti appunto dalla legge Sabatini, una società di Trapani, la Ge.Fin., ha svolto, per conto di piccoli imprenditori o di ditte di modeste dimensioni, l’istruzione delle pratiche di acquisto di macchine utensili secondo la procedura disciplinata dalla legge del 1965. Innanzi ad un notaio della provincia di Palermo, che era sempre lo stesso, venivano stipulati i contratti di compravendita, nei quali la società A.R. Impianti, intestata ad un prestanome, figurava, sempre quale parte venditrice dei macchinari per importi gonfiati. Gli acquirenti firmavano davanti al notaio le cambiali per il pagamento rateizzato del prezzo dilazionato dei macchinari. La società A.R. Impianti, a tal punto, scontava gli effetti cambiari, ottenendo dalle banche concessionarie somme pari al prezzo dilazionato delle macchine.

La mente della truffa era Paolo Ruggirello (omonimo e cugino dell’attuale deputato all’ars che ovviamente nulla c’entra con la truffa) che in Tribunale, il collegio era presieduto dal giudice Alessandra Camassa, ha ammesso le proprie responsabilità e chiamando così in causa i fratelli Adamo. Nel corso del processo è emerso che il clan pensava addirittura a mettere in atto altre truffe all’estero. I fratelli Adamo sono stati arrestati così oggi perché condannati in via definitiva per il reato di associazione a delinquere finalizzata a compiere i reati di truffa e falso. Eclatante l’entità della truffa che risultò arrivare ai 2 milioni di euro.

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