“Il venerdì di Quaresima non si mangia la carne e si cucina il pesce spada?”

"Un sacerdote risponde", nasce una nuova rubrica. Ad Alessandra oggi risponde don Antonino Favata

Apriamo da oggi una nuova ed interessante rubrica su Marsala Live: “Un sacerdote risponde”. Le vostre domande, i vostri dubbi, le vostre proposte, al sacerdote. Nella carità della Verità un sacerdote della diocesi si mette a vostra/nostra disposizione per predicare i temi da voi proposti e per cercare di illuminarvi nei vostri dubbi.

Scrivete una e-mail al nostro portale e noi la gireremo ad un prete del territorio. Ogni quesito inviato “al sacerdote” sarà pubblicato ad insidacabile giudizio della nostra redazione. In alcuni casi sarà nostra cura eliminare i riferimenti personali qualora la delicatezza dell’argomento lo richiedesse. In questa rubrica, quindi, ci proponiamo di dare una risposta alle vostre domande. Potete scrivere a: redazione@marsalalive.it – Dillo con WhatsApp 347.1846757.

La prima domanda ci è arrivata proprio ieri, a scrivere è Alessandra, una giovane marsalese di 19 anni. A rispondere sarà don Antonino Favata. Ecco la “domanda”:

Gentile redazione, oggi è venerdì di Quaresima, ci aviciniamo alla Santa Pasqua ed è tradizione nella nostra città di non mangiare la carne nei quaranta giorni che precedono la festa religiosa. Ho detto ‘tradizione’, e forse non è il termine giusto, però quello che mi è successo oggi (e non solo oggi) mi ha fatto ancora una volta riflettere. Tornando a casa per il pranzo trovo a tavola da mangiare un bel piatto di pasta con i gemberetti e per secondo una fetta di pesce spada… Da premettere che mia mamma è molto religiosa, una credente che partecipa attivamente, e con frequenza, alla vita della nostra Parrocchia. Una cattolica doc (dice lei). Mi chiedo: è normale che per non mangiare la carne, perchè siamo in Quaresima, si cucini il pesce in sostituzione? Forse non è ancora più di valore il cibo che oggi ci siamo mangiati? Qualcuno sa rispondere a questo quesito? Credo che sia utile per tanti la risposta a questo mio forte dubbio. Grazie anticipatamente. Alessandra“.

Risponde don Antonino Favata:

La Chiesa, ovvero l’insieme di tutti coloro che hanno gratuitamente ricevuto in dono il battesimo, è per volere di Dio una “comunità di fratelli” che sperimenta, attraverso un permanente cammino di fede, in cui si è “assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli (la Parola di Dio) e nell’unione fraterna (comunione), nella frazione del pane (la celebrazione dell’Eucaristia) e nelle preghiere” (At 2,42), la paternità di Dio resasi visibile in Gesù di Nazareth, figlio di Maria e di Giuseppe della discendenza di Davide.

Il cammino di fede, personale e comunitario (ovvero ecclesiale), di ogni singolo cristiano trova la sua naturale fonte zampillante nell’Anno Liturgico, tempo di grazia per conoscere e accogliere Gesù nella propria vita e testimoniarlo.

La Quaresima (40 giorni) è il tempo liturgico che la comunità cristiana vive in preparazione alla Pasqua del Signore accogliendo l’accorato invito ad un’autentica e profonda conversione personale: inizia il mercoledì delle ceneri e si conclude il giovedì santo mattina con la celebrazione della “Messa Crismale” presieduta dal Vescovo nella Cattedrale col suo presbiterio. La sera del giovedì santo inizia invece il “triduo pasquale” che fa memoria della passione, della morte e della Risurrezione di Gesù culminante nella Veglia Pasquale della Notte Santa.

Durante questo tempo, secondo le indicazioni liturgiche, tutt’ora valide, i cristiani sono invitati ad osservare il digiuno e l’astinenza dalle carni il mercoledì delle ceneri, i venerdì di quaresima e il venerdì santo.

Tale indicazione invita ciascuno a considerare il valore, l’uso e lo spreco del cibo, alimento quotidiano e necessario per vivere (dimensione fisica della vita), ma non unico, così come ci ricorda Gesù nel Vangelo (Mt 4,4): “non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (dimensione spirituale della vita, oggi molto trascurata e sottovalutata da tanti).

Questo tempo ci “obbliga” a rimettere concretamente Dio al centro della nostra vita attraverso un serio, visibile e faticoso impegno: vivere per gli altri, donarsi ai fratelli, accogliersi amabilmente!

Digiunare dal cibo (qualsiasi esso sia, carne o dolci) significa riconoscere di avere una priorità impellente e non più rimandabile: il debito dell’amore reciproco, di cui siamo perennemente manchevoli.

Privarci, fare esperienza di rinuncia, per imparare a condividere il cibo (o qualsiasi necessità materiale) e noi stessi per vincere l’indifferenza e l’egoismo, e sperimentare la solidarietà! Conversione significa accorciare le distanze e abbattere i muri tra noi e Dio e tra di noi, e rianimare il linguaggio del cuore e della tenerezza, degli sguardi e del dialogo. Tutto questo gioverà a ciascuno di noi e ci darà la gioia profonda e duratura che tutti desideriamo, un senso “divino” al nostro vivere troppo terreno.

Digiuniamo, ovvero priviamoci concretamente della virtualità, della dipendenza smodata dei cellulari e di internet; della televisione e dalla cultura dell’effimero; della falsità, della scorrettezza, della disonestà, del disimpegno; della tiepidezza, del mutismo, delle aggressioni di qualunque forma; dell’accanirci e del tendere insidie; del pessimismo, della rassegnazione, delle critiche inutili, dell’indifferenza…

Ed io di che cosa devo privarmi per giungere rinnovato alle prossime feste pasquali? La quaresima è un’importante cantiere di ristrutturazione della mia vita che necessita di essere seguito personalmente e con molta determinazione perché ritorni a mostrare tutta la bellezza di Dio.

Auguri!

A.FA.

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"Un sacerdote risponde", nasce una nuova rubrica. Ad Alessandra oggi risponde don Antonino Favata
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