“Le mani”, di Florinda Licari

I primi gesti della nostra giornata hanno tutti per protagoniste le mani: stropicciarci gli occhi...

Spesso ci vergogniamo del nobile saluto “baciamo le mani”. Si, proprio le mani.

I primi gesti della nostra giornata hanno tutti per protagoniste le mani: stropicciarci gli occhi, sciacquarci il viso, preparare il caffè. Il poeta Bartolo Cattafi definisce le mani stampatrici di impronte, di immagini di vita, ci apre una prospettiva sul mondo che a nessun altro essere è concessa. Arifo Sione su “Elogio della mano” scrive: la mano è azione, afferra, crea, a volte si direbbe che pensi. Le mani sono lo strumento dell’artista e dell’artigiano, del medico e del sacerdote. Sulle mani i Santi ricevono il segno della somiglianza a Gesù. Le mani del cristiano pregano, tracciano sul corpo la grafia della Croce.

Delle mani sentiamo la mancanza, la solitudine è un vuoto di contatto. “Io non ho mani che mi accarezzino il volto” scrive Turoldo in una struggente poesia, perchè è il tocco dell’altro che ci fa rinascere. Hölderlin scrive “Non affliggetevi se la melodia del vostro cuore si spegne, presto si trova una mano che la ridesta”.

Ma le mani possono essere codarde e nascondersi dietro alla schiena dopo aver fatto il male, possiamo avere paura di sporcarcele, ma “a che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca?” diceva Don Milani. La paura di cadere in errore non sia alibi. Tutti cadiamo, ma tutte queste cose che cadono, qualcuno con dolcezza infinita le tiene nella mano. Ecco perché le mani sono una delle parti del corpo più importanti. Ecco perché baciamo le mani è un saluto nobile.

Con questo saluto la mafia non c’entra, c’è invece l’umiltà di Gaspare e Nino, due contadini che ci hanno insegnato ad amare la vita nel rispetto infinito.

Florinda Licari

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