Non ce l’ha fatta la tartaruga recuperata 5 giorni fa a Favignana

Soccorsa dallo staff del Centro di primo Soccorso e uccisa dalla plastica, il killer degli oceani

Non è sopravvissuta, nonostante le cure amorevoli dello staff dell’Area Marina Protetta e del centro di Primo Soccorso di Favignana, la tartaruga marina Caretta caretta rinvenuta la mattina del 10 marzo, in gravissime difficoltà, presso Grotta Perciata, sulla costa sud-est di Favignana. L’esemplare, recuperato dal personale dell’Ufficio locale marittimo di Favignana e del Centro di Primo Soccorso Tartarughe marine dell’AMP, era stato immediatamente portato presso lo stesso Centro. Si era spiaggiata, imbrigliata atrocemente in un groviglio di nylon e plastica che, attorcigliatosi agli arti anteriori, aveva provocato profonde lesioni. Sin dai primi esami lo staff veterinario del Centro ha accertato che l’esemplare presentava evidenti segni di denutrizione e disidratazione.

Ulisse, questo è il nome con cui è stato ribattezzato, di 60 cm di lunghezza e circa 15 anni di età, sin dal primo momento del ricovero presentava un quadro clinico complesso e non era in grado di alimentarsi da solo. Le lesioni agli arti anteriori, provocate dal nylon, sono risultate molto profonde, con presenza di tessuti già in necrosi e seri danni alla mobilità degli arti. Lo staff di biologi e veterinari ha cercato di ristabilire le basilari funzioni vitali con un’adeguata terapia di supporto e, attraverso medicazioni mirate, di ridurre le lesioni agli arti anteriori al fine di scongiurare una eventuale amputazione. Dopo alcuni timidi segnali di miglioramento, Ulisse è purtroppo deceduto il 15 marzo.

“La causa della morte – dichiara Paolo Arena, responsabile veterinario del Centro – è da attribuire ad un arresto cardio-circolatorio, verosimilmente a seguito di un fenomeno tromboembolico associato agli imponenti disturbi di circolo ed alla necrosi tissutale”.

L’UNEP (Programma ambiente delle Nazioni Unite) ha stimato che ogni anno circa 6,4 milioni di tonnellate di spazzatura giungono in mare e, di queste, dal 60 all’80% è formato da plastiche di varia origine. La plastica ogni anno causa la morte di centinaia di specie tra uccelli marini, cetacei, pinnipedi e tartarughe marine. La plastica può essere scambiata per cibo dagli animali e la sua ingestione causa soffocamento, blocchi intestinali o lesioni spesso mortali all’apparato digerente. Gli organismi marini possono anche, come nel caso di Ulisse, rimanere intrappolati in fibre plastiche, filamenti di lenze o reti abbandonate, che causano lesioni gravissime, strangolamento e anche la morte per l’impossibilità di muoversi e alimentarsi.

“Ulisse è stato ucciso dalla plastica, il killer degli oceani – dichiara il direttore dell’AMP Stefano Donati -, un problema grave e globale, che può essere affrontato solo con politiche decise anch’esse a scala globale. Ma a far finire la plastica in mare è l’uomo. Anche i singoli gesti possono cambiare le cose”.

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Soccorsa dallo staff del Centro di primo Soccorso e uccisa dalla plastica, il killer degli oceani
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