Crocetta, Giletti, l’Arena e i forestali: un’altra domenica tutta siciliana

Il presidente della Regione aveva una voglia matta di far sapere che ha mandato lettere di licenziamento ai forestali

Giletti fa scendere nella sua Arena, ancora una volta, la Sicilia ed i suoi forestali, che sono tanti e che fanno notizia, anche per questa ragione, da tempo immemorabile. Stavolta, tuttavia, l’input sembra essere arrivato da Palazzo d’Orleans.

Il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, aveva una voglia matta di far sapere al mondo che ha mandato le lettere di licenziamento ad un folto numero di forestali che svolgono la loro attività da tempo immemorabile al servizio della Regione. Motivi più che validi: avevano una fedina penale incompatibile che la loro attività nella pubblica amministrazione. Una incompatibilità che è prevista, naturalmente, dalla legge, della quale, tuttavia, non era stata scoperta da chi aveva il compito di controllare e non l’ha fatto.

Crocetta ha riferito nel corso della tumultuosa Arena di averci messo un anno e mezzo per ottenere lo screening, cosa che lascia sospettare che non erano tanti a voler scoperchiare la pentola.

Se nelle intenzioni di Crocetta ci fosse stato il bisogno, legittimo, di far sapere che i piromani e i condannati per mafia vengono ora allontanati dalla Regione, lo scopo è stato solo parzialmente raggiunto perché, inevitabilmente, il confronto, aspro, fra lui, e gli altri ospiti (i giornalisti Giordano e Costamagna, il capogruppo Ncd alla Camera, Lupi, il Presidente della Regione Liguria, Toti, ed un sindacalista siciliano, Grosso) si è incentrato sui 24 mila forestali, che sono una bella cifra e si prestano a critiche. Crocetta ha cercato invano di ridurre il danno, facendo sapere che il numero delle giornate lavorative sono settemila e non 24 mila, perché i forestali siciliani sono braccianti e svolgono la loro attività per alcuni giorni dell’anno e non continuativamente, e che altrove questa attività viene generalmente affidata ad imprese private.

Ma non c’è stato niente da fare, perché i numeri “siciliani” sono troppo lontani da quelli liguri di Toti. Ed a nulla è valsa la distinzione fatta dal sindacalista ospite, Grosso sulla diversità fra gli alberi siciliani e quelli lombardi. “La Sicilia non ha foreste – ha ricordato – ma boschi, che richiedono una manutenzione ben più accurata, almeno dieci, se non venti volte maggiore”.

Perché, allora, si chiamano forestali, ancora una volta non l’ha spiegato nessuno. Ma è questione di modesta rilevanza, rispetto all’esercito di forestali che, pur essendo stato ridimensionato e meglio utilizzato, getta la croce del clientelismo e dell’assistenzialismo sulla Sicilia.

L’Arena ha rispettato le attese, non sono mancate le urla e gli scontri fra Crocetta e il giornalista Mario Giordano, cui è stato addebitato di rappresentare le ragioni dei suoi amici politici, come Gianfranco Miccichè, che avrebbe fatto, come altri, la sua parte nel tenere in piedi la baracca della forestale smisurata.

Che cosa sarebbe l’Arena di Giletti senza la Sicilia? Una scatola vuota. Quando c’è penuria di argomenti, si può prelevare a piene mani nell’Isola. C’è solo l’imbarazzo della scelta. E’ come nel cinema: che cosa sarebbe stata Hollywood senza il filone della mafia siciliana, che compete con il western come livello di gradimento? Perché è chiaro, Giletti, non se lo sognerebbe di invitare i siciliani così speso se non sapesse che l’audience premia l’Arena. [da Siciliainformazioni.com]

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