Indagato Giuseppe Bonafede dalla procura di Marsala per presunta estorsione

Il presidente del Marsala 1912, ex presidente dell’Associazione panificatori lilybetana, si è dimesso

Lo Sport Club Marsala 1912 comunica che il presidente Giuseppe Bonafede ha rassegnato le dimissioni dalla carica di massimo esponente della Società azzurra, Sport Club Marsala 1912.

“Sopraggiunti motivi di natura strettamente personale – dice il presidente Bonafede – non mi permettono di continuare l’avventura in seno al Marsala 1912. Mi corre l’obbligo precisare che tale decisione nulla a che vedere con i risultati sportivi sin qui ottenuti e con quella che è l’attuale posizione di classifica della squadra. Oggi, per ovvie ragioni, non posso dire null’altro sulle motivazioni che, ripeto, sono solo di natura strettamente personale. Ringrazio sentitamente il D. G. Matteo Gerardi, tutti i dirigenti e collaboratori della società, oltre che lo staff tecnico e gli atleti. Rimarrò sempre e comunque il primo tifoso azzurro. Forza Marsala!”.

Giuseppe Bonafede, 56 anni, che è anche imprenditore del settore panificazione, ed ex presidente dell’Associazione panificatori lilybetana (aderente alla Cna) e poi fondatore di un sindacato “Ass Pan”, risulta, infatti, indagato dalla procura di Marsala per presunta estorsione. Al panificatore lilybetano il gip Annalisa Amato, su richiesta della procura della repubblica di Marsala, ha applicato la misura cautelare del divieto temporaneo di esercitare l’impresa nellle sede delle attività “Non solo pane”, che a Marsala ha 2 punti vendita.

L’indagine, condotta dalla sezione di pg della Guardia di finanza della Procura e coordinata dal pm Niccolò Volpe, è stata avviata a seguito del licenziamento, secondo l’accusa “pilotato”, di una giovane dipendente, B.M.A., che all’inizio del 2016, dopo circa sei mesi di lavoro “in nero” e con la continua promessa di retribuzione e regolarizzazione della posizione lavorativa, è stata accusata da Bonafede (secondo gli inquirenti, ingiustamente) di aver rubato un pò di pane e per questo motivo licenziata in tronco e senza alcun compenso.

Effettuate, poi, delle ispezioni d’intesa con il Dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Trapani nei due esercizi del Bonafede, che quasi tutti i lavoratori erano “in nero” o con trattamento retributivo non adeguato alle prestazioni di lavoro svolte. Rilevate, inoltre, condizioni di lavoro contrarie alle leggi e ai contratti collettivi, omesso versamento di contributi, dietro la minaccia, sia esplicita che larvata, consistita nel prospettare ai dipendenti il licenziamento nel caso in cui non avessero accettato le condizioni imposte.

Uno dei dipendenti assunti “in nero” è indagato per aver rilasciato false dichiarazioni agli inquirenti.

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