E’ morto Marco Pannella: il leader dei Radicali era stato ricoverato in gravi condizioni

Considerato uno dei politici più importanti e influenti della storia della repubblicana dell’Italia

Marco Pannella, 86 anni, è morto. Per il radicale non c’erano più speranze. Il leader dei Radicali era stato ricoverato a Roma, sotto suggerimento del suo medico curante, in gravi condizioni. Pannella da anni lottava contro due tumori. “Negli ultimi giorni le sue funzioni vitali – spiegano fonti mediche – sono peggiorate al punto che è stato ritenuto opportuno un trasferimento in una clinica romana più attrezzata presso il quale non sono previste visite”.
Da marzo, quando si sono intensificate notizie su un aggravamento delle condizioni fisiche di Pannella (in lotta con un tumore ai polmoni ed uno al fegato), si sono moltiplicati gli allarmi ma anche le testimonianze di affetto nei suoi confronti. Papa Francesco gli ha inviato il suo libro “Dio è misericordia” in regalo da per l’ottantaseiesimo compleanno del capo carismatico radicale festeggiato lo scorso 2 maggio in casa con amici e militanti. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha telefonato, così come i presidenti di Camera e Senato. Ma tutti i leader di partito hanno voluto inviare un messaggio o sentire il “protagonista di tante battaglie politiche”.

Dopo la notizia del ricovero i social network hanno rilanciato l’allarme in rete. Migliaia di utenti hanno fatto sentire la loro vicinanza al fondatore del Partito Radicale: l’hashtag #Pannella è diventato in pochi minuti uno dei trend topic di twitter.

Marco Pannella, storico leader del Partito Radicale, è considerato uno dei politici più importanti e influenti della storia della repubblicana dell’Italia. Pannella aveva iniziato a fare politica negli anni Cinquanta e ha continuato a farla praticamente fino alla fine della sua vita: negli ultimi giorni di gennaio del 2016, per esempio, ha partecipato a un convegno sul rispetto dei diritti umani in Iran della ONG “Nessuno tocchi Caino”, legata ai Radicali. Ha avuto una vita movimentata, ricca, contraddittoria – larger than life, più grande di una vita sola, direbbero gli americani – vissuta per lungo tempo all’interno del dibattito politico e culturale italiano: fu direttore di due quotidiani di sinistra radicale, Lotta continua e Liberazione, per esempio, e anche sostenitore del primo governo di Silvio Berlusconi nel 1994. Promosse per tutta la vita i valori democratici e liberali, la difesa dei diritti umani e all’autodeterminazione individuale, ma negli anni è stato accusato di aver disposto del Partito Radicale in maniera eccessivamente autoritaria. Ha condotto e vinto decine di battaglie politiche e culturali di massa – a favore della libertà di scelta sull’aborto, del divorzio e dell’obiezione di coscienza alla leva, contro i Patti Lateranensi fra stato italiano e Vaticano, per la depenalizzazione delle droghe leggere e il miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri, eccetera – ma non ne ha mai incassato grandi dividendi politici: è entrato e uscito dal Parlamento per gran parte della sua carriera, non è mai stato al governo. Pannella si è anche concentrato a lungo su temi più marginali, cercando di farli entrare nel dibattito pubblico: la legalizzazione delle droghe leggere, la responsabilità civile dei magistrati, l’europeismo, la lotta alla caccia. Ha sostenuto tutte queste cause con la sua abile e particolare oratoria e con le tecniche della cosiddetta “disobbedienza civile”: lunghi scioperi della fame e della sete, comizi interminabili, manifestazioni pubbliche. Aveva detto di aver fumato «per una vita» 100 sigarette Celtic al giorno, e di essere recentemente passato a 60 sigari toscanelli. Due anni fa aveva raccontato al Fatto: «Due tumori alla mia età ci possono pure stare. Me ne frego. Semmai ho un dolorino ai reni che non si capisce cosa sia».

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