Associazione Antimafie e Antiracket: “Nessuna appropriazione del nome del dottor Paolo Borsellino”

"Non risponde al vero che l’Associazione è stata diffidata ad utilizzare il nome del Magistrato. L’eredità morale del dottor Borsellino costituisce patrimonio dell’intera comunità siciliana e nazionale"

Marsala – Gent.mi Signori giornalisti e Direttori responsabili, non intendiamo in alcun modo sottrarci alla richiesta di trasparenza che in particolare arriva dal dott. Manfredi Borsellino, le cui parole meritano il più profondo rispetto e però certamente non sono quelle diffuse ad arte da alcuni organi di informazione. Certamente, e questo vogliamo subito dirlo con le parole, “non vi è stata da parte nostra una indebita strumentale appropriazione del nome del compianto dottor Paolo Borsellino”, cosa questa che riteniamo dimostrare con i fatti, con la storia della nostra associazione che è solo e soltanto palestra di impegno sociale e civile.

Non risponde al vero che l’Associazione è stata diffidata ad utilizzare il nome del Magistrato Paolo Borsellino.

L’eredità morale del dottor Paolo Borsellino costituisce patrimonio dell’intera comunità siciliana e nazionale.

L’Associazione Antiracket di Marsala onlus è stata costituita il 7 maggio 2001, nel 2014 in presenza di 47 associati, dopo ampia discussione, innanzi al Notaio Federico Trainito, sono stati approvati gli articoli dello statuto che prevedevano l’istituzione di gruppi tematici di lavoro, di sedi secondarie, proprio con l’obiettivo di allargare la base di partecipazione e conoscenza del fenomeno mafioso per contrastarlo.

Tra il 2001 e il 2014 l’Associazione Antiracket di Marsala ha assistito vittime di estorsione e si è costituita per essi in procedimenti penali rilevanti, come il cosiddetto processo “peronospera”, in un periodo in cui le costituzioni di parte civile erano cosa parecchio rara. Il nostro legale, avvocato Giuseppe Gandolfo, in molti casi ha gratuitamente assistito in altri procedimenti penali le vittime che hanno accettato d’essere presenti in aula come parti offese, dinanzi a Tribunali e Corti di Assise.

Il passo in avanti compiuto non è stato solo quello di scegliere nel 2014 di intestare l’associazione al compianto procuratore Paolo Borsellino ma è stato quello di trasferire l’impegno per la legalità e contro la mafia dalle aule dei Tribunali dentro le istituzioni pubbliche e soprattutto nelle scuole. Noi la pensiamo e continueremo a pensarla in questo modo: non ha senso costituirsi come società civile, attraverso gli enti locali o le associazioni, nei processi se poi i dati processuali non vengono materialmente trasferiti verso la pubblica conoscenza. Noi il nostro lavoro lo conduciamo in questo modo, grazie al volontario impegno di tanti nostri associati: portando nelle scuole, in mezzo alla società civile, ad ogni utile occasione tutto quello che avviene nei Palazzi di Giustizia, volendo far scorrere la conoscenza dei fatti lungo tutto il nostro Paese.

E’ proseguendo in questo cammino che si è costruita la rete in diverse regioni italiane. I nomi dei referenti? Eccoli: Piera Aiello nel Lazio, in Emilia Romagna il giornalista Diego Gandolfo, a Bologna abbiamo costituito un coordinamento universitario composto da giovani iscritti alla facoltà di giurisprudenza, è stato coinvolto il Sindacato di Polizia Siulp, nonché la responsabile del master “Mafia e Antimafia” della scuola di giurisprudenza di Bologna, prof.ssa Stefania Pellegrini. Il prof. Vincenzo Campisi in quella fase era Presidente dell’Associazione; allo stesso si sono succeduti il Preside Francesco Fiordaliso (22 novembre 2014) e lo scrivente (28 marzo 2015).

Ci ha fatto molta impressione come in modo subdolo alcuni organi di stampa, quasi cavalcando le parole (non dette) del dott. Manfredi Borsellino, hanno fatto riferimento a parcelle e indennizzi che l’associazione e il proprio legale avrebbero introitato. La cosa ci ha fatto impressione ma ci ha fatto anche sorridere.

Ci ha fatto impressione perchè è dimostrato come certuni si occupano giornalisticamente di processi per mafia ed estorsione non occupandosi di leggere le sentenze. Se lo avessero fatto oltre che potere parlare in modo compiuto e non alla carlona dei processi contro le mafie, avrebbero potuto ben conoscere le entità dei risarcimenti e quando ci sono in che modo poi vengono utilizzati. Le parcelle sono nella maggior parte dei casi irrisorie ma non ce ne facciamo cruccio perchè l’associazione non è uno studio legale con il quale guadagnare, ma è solo e soltanto un’associazione che intende sostenere la lotta sociale contro le mafie e soprattutto accompagnare alla denuncia chi è minacciato in qualsiasi modo dalle mafie e da altri inqualificabili soggetti.

A proposito di costituzione di parte civile nei processi di mafia teniamo a precisare che i Tribunali dopo ben 20 udienze (questa è la media) liquidano normalmente al difensore la somma di € 2.500,00 (spese di viaggio comprese) + cassa avvocati 4% ed i.v.a. 22%; su tale somma ovviamente vanno pagate le tasse (45-50%)….questo è il business!

Per essere oltremodo chiari e per dimostrare che far cassa non ci interessa: L’Associazione ha deciso altresì di rinunciare, in data 9 marzo 2015, ad un contributo pubblico, previsto dall’art.17 della legge regionale n.20 del 13 settembre 1999, modificato dall’art.2 della legge regionale n.2 del 3 gennaio 2012, che era stato erogato dalla regione Sicilia pari ad € 21.000,00 circa e l’acconto che era stato versato (in data 17 dicembre 2014) pari ad € 7.085,89 è stato restituito alla stessa Regione (unitamente agli interessi legali!) con non poche difficoltà poiché il dirigente regionale ci riferì che mai era accaduta una cosa del genere; in un momento di grosse difficoltà economiche della regione Sicilia ci è sembrato corretto dare un segnale del genere: si può fare attività antimafia anche senza ricorrere a contributi pubblici. Le nostre risorse economiche sono esigue; una volta ottenute le sentenze di condanna procediamo a pignorare (quando finisce bene) il quinto dello stipendio o della pensione ai c.d. colletti bianchi (funzionari di enti pubblici ed altri ancora).

La nostra azione. Abbiamo istituito un numero verde: 800.926387.

Abbiamo programmato una serie di incontri dibattito nelle facoltà di giurisprudenza dell’università di Palermo (andremo con il dottor Roberto Tartaglia), di Roma 3, di Bologna (andremo con relatori di prestigio), di Napoli, di Salerno e di Brescia; per tal motivo abbiamo già inoltrato delle lettere ad alcuni docenti universitari delle predette università.

Stiamo programmando altresì una serie di incontri dibattito nei licei dell’isola.

Abbiamo stipulato un protocollo d’intesa con il Movimento Difesa del Cittadino (regione Sicilia) e ciò ci ha permesso d’utilizzare, a costo zero, le sedi di quel movimento sparse in quasi tutte le provincie siciliane.

Stiamo collaborando con il Siulp e con altre associazioni di volontariato per avere ulteriori riferimenti e sedi disponibili. In entrambi i casi lo scopo è quello d’organizzare iniziative unitamente alle predette realtà.

C’è chi forse pensa che bisogna tornare all’antico, quando i processi si svolgevano senza parti offese presenti in aula, pronte a testimoniare contro mafiosi, estortori, assassini. Certamente questo non è il desiderio del dott. Manfredi Borsellino che semmai ha tutto il diritto a sostenere ciò che ha sostenuto e che certamente, lo ripetiamo, non è quello che è finito stampato sui giornali.

C’è una corrispondenza in corso con il dott. Manfredi Borsellino che risale al 18 maggio 2014 che ci apprestiamo a perfezionare. Per iscritto certamente, ma il nostro desiderio è anche quello di incontrare il dott. Manfredi Borsellino al fine di chiarire sino in fondo quello che è accaduto in questi anni e rinviare all’esito di questo incontro il percorso che l’associazione dovrà compiere.

Ma su di una cosa intendiamo essere chiari. Non vi è stata alcuna appropriazione del nome del dottor Paolo Borsellino. Nella fase di trasformazione anche statutaria dell’Associazione Antiracket onlus di Marsala, nel momento in cui i soci hanno condiviso la proposta di intestarla al dottor Paolo Borsellino, sono stati contattati alcuni familiari per la preventiva autorizzazione, giungendo ad una corrispondenza con il dottor Manfredi Borsellino che, in una sua mail di risposta delle ore 23,16 del 18 maggio 2014 apprezzava il nostro garbo d’aver chiesto l’autorizzazione ad utilizzare il nome del padre, garbo che in passato altre associazioni o premi non avevano avuto. In quella circostanza lo stesso ci augurava il raggiungimento di risultati importanti. Qualche giorno dopo (21 maggio 2014) comunicammo il cambio di denominazione e non seguì altra corrispondenza.

Con ogni probabilità il nostro errore è stato quello ritenere, la mail di risposta sopra ricordata, come un “avallo” alla nostra attività, avallo che, evidentemente, non c’è mai stato; ne prendiamo atto, anche a fronte della notizia ANSA dei giorni scorsi, rivalutando la predetta mail come un’espressione di generico interessamento all’iniziativa e non come un avallo. E’ stato, evidentemente, un errore di valutazione dettato dall’entusiasmo di cui ci scusiamo sinceramente.

Al dottor Manfredi Borsellino e a tutti coloro i quali si sono più o meno interessati alla vicenda, anche a coloro i quali l’hanno fatto con lo spregevole obiettivo di distruggere un’associazione fatta di storia e d’impegno, desideriamo dire che le costituzioni di parte civile nei processi penali sono state fatte intanto per conto e nell’interesse di molte vittime delle mafie; non ci siamo mai permessi anche per un solo istante di sfruttare l’intoccabile e inviolabile nome del dottor Paolo Borsellino.

Infine, assicuriamo e ribadiamo: la nostra attività è priva di ogni tipo di venalità, non mira alla cattura di guadagni o consensi.

La nostra attività è anche di assistenza giudiziaria che spesso alle vittime è impedita per diverse ragioni. La nostra attività è costantemente al vaglio degli organi istituzionali preposti ai controlli, e al vaglio di questi organi oggi come ogni giorno.

Il Presidente Ass. Antimafie e Antiracket Paolo Borsellino onlus
Antonino Salvatore Chirco

Figlio di Paolo Borsellino: “Diffido l’associazione antiracket di Marsala”

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