Appalti pilotati per finanziare latitanza di Messina Denaro: arrestati Firenze e Sciacca

Operazione “Ebano”. Blitz dell’antimafia. Le indagini hanno fotografato un periodo recente delle attività della cosca mafiosa di Castelvetrano

Blitz dell’antimafia questa mattina, operazione denominata “Ebano”, diretto dal comandante provinciale colonnello Stefano Russo, in esecuzione dell’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Palermo su richiesta dei pm della Procura di Palermo, Principato, Marzella e Grassi.

Accade in provincia di Trapani, a Castelvetrano, la città del latitante più ricercato d’Italia, Matteo Messina Denaro, 54 anni, latitante dal 1993. L’ordinanza emerge da un’indagine condotta dalla Procura per mafia, appalti pilotati e soldi per la cosca Messina Denaro.

Avvisi di garanzia per i due fratelli di Saro Firenze, Giovanni e Massimiliano di 44 e 41 anni. Un imprenditore in cella, il suo factotum ai domiciliari, e la caccia al super latitante Matteo Messina Denaro che ha visto stamattina i carabinieri del comando provinciale di Trapani e dei Ros eseguire due arresti, quelli di Rosario “Saro” Firenze, 45 anni, finito in carcere, e di Salvatore Sciacca, 43 anni, posto ai domiciliari.

Notificate inoltre ordinanze interdittive e avvisi di garanzia, e perquisiti stamane anche gli uffici di alcune imprese e l’ufficio tecnico del Comune di Castelvetrano dove due funzionari sono tra gli indagati raggiunti da avvisi di garanzia, sospettati di avere aiutato Cosa nostra ad aggiudicarsi appalti. Lavori pubblici che hanno portato denaro nelle tasche dei familiari del latitante, soldi intascati dalla sorella Patrizia Messina Denaro.

Saro Firenze raggiunto da una interdittiva antimafia aveva ceduto, fittiziamente, ai fratelli l’impresa, e sempre nonostante l’interdittiva era riuscito a restare iscritto nell’elenco delle imprese di fiducia del Comune di Castelvetrano. Le ipotesi di reato contestate vanno dall’associazione a delinquere di tipo mafioso, alla fittizia intestazione di beni e turbata libertà degli incanti. Le indagini, condotte dai carabinieri del reparto operativo dei carabinieri di Trapani, comandati dal maggiore Antonio Merola, hanno fotografato un periodo recente delle attività della cosca mafiosa di Castelvetrano, hanno preso il via nel gennaio del 2014 e si sono concluse nell’autunno scorso.

Due avvisi di garanzia sono stati notificati anche a ex dirigenti dell’ufficio tecnico comunale, avrebbero permesso agli imprenditori di ‘agevolare’ gli appalti.

A tenere i collegamenti tra Firenze e il Comune sarebbe stato un geometra ufficialmente dipendente dell’impresa di Massimiliano Firenze, intercettato per esempio a preoccuparsi se in sede di gara di appalto l’imprenditore Filippo Tolomeo aveva notificato la sua appartenenza, “tu glielo hai detto a chi appartieni? A posto”.

I soldi così guadagnati sarebbero serviti a sostenere le esigenze della famiglia Messina Denaro, ingenti somme di denaro per il sostentamento della latitanza del capo mafia Matteo Messina Denaro e per le esigenze della famiglia mafiosa quanto quella anagrafica dei Messina Denaro. C’è una intercettazione che svela il rapporto stretto tra Saro Firenze e Patrizia Messina Denaro, “idda si sta cazzuliando con Saro”. Stamane è anche scattato il sequestro di imprese e immobili per circa 6 milioni di euro.

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Operazione “Ebano”. Blitz dell’antimafia. Le indagini hanno fotografato un periodo recente delle attività della cosca mafiosa di Castelvetrano
MarsalaLive