Natale, imparare a vivere “in mezzo alla gente”: giovedì la Messa con i detenuti

La speranza si “tocca” tra coloro che vengono considerati gli ultimi. "La nostra umanità si arricchisce molto se stiamo con tutti gli altri e in qualsiasi situazione essi si trovano"

Martedì 20 dicembre, dalle ore 17 alle ore19 le porte del Palazzo Vescovile resteranno aperte per accogliere quanti vorranno condividere uno scambio di auguri natalizi con il vescovo Pietro Maria Fragnelli. Il vescovo in questi giorni ha partecipato a diversi momenti di festa e d’incontro in preparazione al Natale: prima con gli ospiti e gli amici della comunità delle “Serve di Gesù povero” presso il Centro “Badia Grande” dove, per le tante persone del territorio che vivono in necessità, si sono pure esibiti in un concerto di Natale gli alunni della scuola media “Livio Bassi”. Poi la cena preparata dai volontari e la festa con danze e regali. Pranzo di natale anche presso la casa famiglia “Domenico Amoroso” , centro diurno per persone con varie forme di disabilità che hanno vissuto un momento di festa con la distribuzione di piccoli manufatti realizzati dagli ospiti e dai bambini che frequentano il centro di aggregazione pomeridiano.

Giovedì 22 alle ore 15 poi si terrà la Santa Messa di Natale presso la Casa Circondariale con i detenuti. La celebrazione sarà animata dal gruppo “San Martino”, un gruppo giovanile che da oltre un anno svolge un servizio di volontariato presso il Carcere occupandosi non solo dell’animazione liturgica ma anche della distribuzione di beni di prima necessità ai detenuti e di formazione spirituale. Il vescovo celebrerà la Messa della Notte di Natale sabato 24 dicembre alle ore 23.00 presso la Cattedrale “San Lorenzo” e poi la messa di Natale alle ore 11 di domenica 25. Quindi raggiungerà la comunità di “San Giuseppe lavoratore” che organizza ogni anno il pranzo di Natale presso i locali del Seminario Vescovile per tutti i bisognosi e le persone sole.

Natale – spiega il vescovo – significa imparare a vivere in mezzo alla gente. La nostra umanità si arricchisce molto se stiamo con tutti gli altri e in qualsiasi situazione essi si trovano. E’ l’isolamento che fa male, non la condivisione. L’isolamento sviluppa paura e diffidenza e impedisce di godere della fraternità. Bisogna proprio dirci che si corrono più rischi quando ci isoliamo di quando ci apriamo all’altro – continua – Stare in mezzo alla gente non significa solo essere aperti e incontrare gli altri, ma anche lasciarci incontrare. Siamo noi che abbiamo bisogno di essere guardati, chiamati, toccati, interpellati, siamo noi che abbiamo bisogno degli altri per poter essere resi partecipi di tutto ciò che solo gli altri ci possono dare. La relazione chiede questo scambio tra persone: l’esperienza ci dice che di solito dagli altri riceviamo di più di quanto diamo. Incontrando queste persone tocchi con mano la loro grandezza e ricevi quasi una luce per cui diventa chiaro che si può coltivare una speranza per il futuro; si può credere che il bene è più forte del male perché ci sono loro”.

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La speranza si “tocca” tra coloro che vengono considerati gli ultimi. "La nostra umanità si arricchisce molto se stiamo con tutti gli altri e in qualsiasi situazione essi si trovano"
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