Dio, nel suo figlio Gesù, si fa vicino ad ogni uomo con amore e tenerezza

Don Antonino Favata: "La celebrazione liturgica del Natale ci invita a sperimentare personalmente, o a riscoprire con stupore, la vicinanza “carnale” di Dio. In quel bambino Dio stesso “viene ad abitare in mezzo a noi"

Mazara del Vallo – La celebrazione liturgica del Natale, nel suo profondo significato spirituale, ci invita a sperimentare personalmente, o a riscoprire con stupore, la vicinanza “carnale” di Dio: Gesù, umanamente, è il figlio di Maria e di Giuseppe, ma in quel bambino, umile segno dell’amore Trinitario, Dio stesso “viene ad abitare in mezzo a noi”.

Dio vuole stare con e tra gli uomini; Dio ha a cuore ogni singola creatura, ciascun uomo e donna. Dio bussa quest’anno alla porta della mia indifferenza per donarmi la gioia di sentirmi figlio e mi dona anche occhi nuovi per vedere, senza paura, in ciascuno un fratello da accogliere ed amare.

Dio non sta a guardare dall’alto, come un essere distante e disinteressato, ciò che ha creato! Dio non rimane insensibile dinanzi alle sofferenze degli uomini, soprattutto dei bambini indifesi ed innocenti, e di quanti sono provati dalle guerre o dalle calamità.

L’uomo senza Dio sperimenta il senso della sua finitezza e della sua crudeltà che rischia di deturpare e sfigurare la sua bellezza di creatura “imago Dei”.
Dio si è fatto uomo perché l’uomo si faccia Dio.

La nascita di Gesù vuole la mia nascita: Cristo nasce perché io nasca.

“Oh Signore, fa di me uno strumento della tua pace:
dove è odio, fa ch’io porti amore,
dove è offesa, ch’io porti il perdono,
dove è discordia, ch’io porti la fede,
dove è l’errore, ch’io porti la Verità,
dove è la disperazione, ch’io porti la speranza.
Dove è tristezza, ch’io porti la gioia,
dove sono le tenebre, ch’io porti la luce”.
(S. Francesco d’Assisi)

Il Natale del Signore Gesù sia anche il mio Natale: auguri.

Don Antonino Favata
Cappellano dell’Ospedale di Mazara

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Don Antonino Favata: "La celebrazione liturgica del Natale ci invita a sperimentare personalmente, o a riscoprire con stupore, la vicinanza “carnale” di Dio. In quel bambino Dio stesso “viene ad abitare in mezzo a noi"
MarsalaLive