Inchiesta maresciallo Silvio Mirarchi, il carabiniere ucciso a Marsala: 3 condanne e un’assoluzione

Per i tre imputati il pm Anna Sessa aveva chiesto la condanna a 8 anni di carcere e 80 mila euro di multa ciascuno. L'unico ad essere stato assolto è stato Francesco Lojacono

Marsala – Tre condanne a Marsala per coltivazione di marijuana, nell’ambito dell’inchiesta scaturita dall’uccisione del maresciallo dei carabinieri Silvio Mirarchi. Nicolò Girgenti, 46 anni, bracciante e vivaista, accusato anche dell’omicidio del militare, è stato condannato a due anni e mezzo di carcere dal gup Riccardo Alcamo, per concorso in coltivazione di marijuana. Seimila piante di canapa afghana furono scoperte nelle serre di contrada Ventrischi, nell’entroterra di Marsala, davanti alle quali, la sera del 31 maggio 2016, il sottufficiale dell’Arma fu colpito a morte da un colpo di pistola durante un servizio di controllo.

Girgenti, che gestiva quella serra fino a pochi mesi prima, è stato ritenuto in affari con l’uomo cui cedette la gestione dell’impianto serricolo, Francesco D’Arrigo, 55 anni, di Partinico, che fu arrestato subito dopo l’omicidio di Mirarchi e che oggi è stato condannato a 3 anni e mezzo di carcere, insieme a Fabrizio Messina Denaro (nessuna parentela con l’omonima famiglia mafiosa), 50 anni, di Castelvetrano, che ha subito una condanna a 3 anni e a 20 mila euro di multa.

Per i tre imputati il pm Anna Sessa aveva chiesto la condanna a 8 anni di carcere e 80 mila euro di multa ciascuno. L’unico ad essere stato assolto è stato Francesco Lojacono, genero di D’Arrigo, per il quale il pm aveva chiesto 6 anni e 60 mila euro di multa.

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Per i tre imputati il pm Anna Sessa aveva chiesto la condanna a 8 anni di carcere e 80 mila euro di multa ciascuno. L'unico ad essere stato assolto è stato Francesco Lojacono
MarsalaLive