Una dolce ed originale Signora d’altri tempi: “A Pupa di Marsala”

I marsalesi la ricordano così: "Ricordo perfettamente com'era prima: una bellissima donna, dalla voce melodiosa.... Era un piacere sentire intonare i canti religiosi..."

Marsala – Il Poeta Totò Mirabile, autore della Poesia “A pupa di Marsala” riferisce che stabilitosi a Marsala sul finire degli anni ’70 del secolo scorso, durante una passeggiata al Cassero, incontrò una donna vestita con abiti caratteristici tanto da farla sembrare una bambola d’altri tempi. Tale incontro gli suscitò delle belle emozioni perché gli ricordò la figura di un uomo del suo paese (Chiusa Sclafani) che andava vestito in maniera strana ed appariscente come la signora.

Rientrato a casa continuava a vedere con la fantasia la signora di Marsala e per evitare di perderne la memoria, intuendo che l’immagine sarebbe diventata una icona di Marsala, prese subito penna e calamaio e compose la poesia “A Pupa di Marsala”, successivamente pubblicata nel libro “Lo Scriba poesie da Chiusa Sclafani a Marsala”, edito dalla Casa Editrice Drepanum.

Questa mia foto è fatta davanti alla Posta centrale, in via Garibaldi, nell’anno 1989.

Massimo D’Aguanno

La foto pubblicata da Massimo sul social Facebook ha “scatenato” i marsalesei (e non solo) con commenti, condivisioni ed aneddoti.

Ecco alcuni commenti:
Sergio: “La ‘pupa’ era una seta eccellente”.

Maurizio: “Singolare è il fatto che ancora oggi rimane il mistero di chi fosse realmente ed il perché di tale outfit”.

Caterina: “Ricordo che avevo paura e mi nascondevo dietro a mia nonna”.

Giuseppa: “Era di origine francese ed era molto devota, andava sempre in chiesa e lodava il Signore con la sua bella voce… Sua figlia è stata mia compagna di scuola alle elementari. Un nobiluomo marsalese se ne innamorò e la sposò portandola a Marsala…”.

Caterina: “Sarà successo qualcosa in seguito… per portare questa maschera”.

Sabina: “Aggiungo che era anche tanto bella e molto educata”.

Loredana: “Una realtà che ha costruito un mistero attorno a sé”.

Martino: “Negli anni 70 studiavo a Marsala e nel pomeriggio per sei anni andavo a passeggiare al Cassaro con gli amici e sono rimasto colpito nel vedere questa bizzarra Signora e affascinato dalla straordinaria bellezza della figlia”.

Eros: “Grande la pupa”.

Nicola: “Aveva un nome e un cognome ben preciso, l’unico mistero era come mai si ‘mpupava’ così”.

Vito: “La ricordo pure io che a Marsala venivo di rado. Mi ricorda la nostra ‘contessa miseria’, qui a Castellammare. La sua eleganza nel camminare il suo stile la rendeva unica. Mai un gesto anche a chi la guardava”.

Sergio: “8 anni fa ho dovuto fare delle ricerche. Mori nel 1998 a 72 anni. Il suo nome era Giuseppa ma chiamata Pina, e nacque in provincia di Bolzano. Per privacy non dico il cognome e la cittadina di nascita. Ebbe due figli, un maschio ed una femmina. Gli piaceva molto che i turisti la fotografassero e se ne compiaceva ricordo che nel suo tragitto si guardava spesso negli specchi presenti nei vari negozi. Sempre seguita a leggera distanza dalla bionda e bellissima figlia. Camminava con una utilitaria rossa di cui non ricordo il modello. Simile alla Daf”.

Floriana: “La macchina era la 127 Fiat”.

Albert: “Bellissima poesia e anche il ricordo di quando la vedevo al Cassero e piazza Loggia”

Giovanna: “Una donna sicuramente con una grande senbilità e singolarità. Riuscire a vedere dietro le maschere ed elevare la dignità di ciascuno… grazie poeta”.

Mikela: “Mai giudicare quando si sconoscono i fatti. La bellissima figlia è un insegnante e il figlio un Avv.to”.

Maria: “Anch’io l’ho conosciuta, era una persona semplice più piccola avevo un po’ paura ma dopo no. Era sempre seguita da una bellissima ragazza bionda che era sua figlia… Posso dire una cosa allora erano bei tempi”.

Daniela Saladino: “Io non ho mai avuto paura, mi incuriosava tanto ma era di una nobiltà, e una persona saggia”.

Marco: “Grandissimo rispetto perché era una gran donna raffinata”.

Daniele: “Me la ricordo bene sì. Abitava a pochi metri da casa mia ed aveva la stessa di mia nonna”.

Cilla: “Ovviamente, la ricordo così, ma ricordo, perfettamente, com’era prima: una bellissima donna, dalla voce melodiosa…. Era un piacere sentire intonare i canti religiosi, in Chiesa Madre, durante le messe vespertine”.

Agnese: “Ogni anno che vengo in Sicilia mi chiedo: ma che fine ha fatto quella donna di Marsala tanto strana? Ora dai vostri verbi al passato ne deduco che sia andata ad altra vita… è cosi?”.

Marilena: “Sì, già da parecchi anni, purtroppo”.

Palma: “Me la ricordo bene la domenica andavo a passeggiare quando spuntava c’era esclamazione da tutti noi: “a pupa, a pupa”. E lei sembrava una statua e la sua bellissima figlia mortificata poverina”.

Giuseppina: “Mi incuriosiva tanto e, piccolina, non mi spiegavo come mai questa signora si vestisse in modo così strano… Bellissima ed eterea la figlia che l’accompagnava sempre. Non mi ha mai suscitato ilarità, anzi, ammiravo il suo modo di muoversi e il suo incedere elegante, nonostante l’abbigliamento bislacco, mai volgare…”.

Angela: “Era una donna di famiglia per bene… Non ho mai capito perché si vestisse cosi e la figlia che l’assecondava… Forse aveva fatto qualche voto… mah”.

Vito: “Ricordo benissimo questa signora, tante dicerie su questa donna, mai sentito che abbia fatto male alcuno. Un altro caso simile era il cosiddetto omu cani di Mazara, vissuto nello stesso periodo di questa donna”.

Vita: “Io l’ho conosciuta, mi ricordo che le persone anziane dicevano che aveva fatto un voto”.

Roberta: “Da bambina capitava spesso di incontrarla. Mi sembrava immensa, alta su qui tacchi, lenta ed elegante nell’incedere. Ed il suo viso di cera, le sue gambe fasciate, i suoi occhialoni e soprattutto la parrucca sono sempre impresse nella mia memoria. Come quando seguiva la processione del venerdì santo… tutta, su quei tacchi che a me sembravano vertiginosi, ma forse non lo erano poi così tanto…”.

Lillo: “La Pupa era una donna di buone e nobile famiglie (Spano’) tante sono state le maldicenze su di lei ma posso ben dire che era una persona onesta e madre di due figli altrettanto, una maestra e un avvocato”.

Michele: “Mi ricordo di questa signora, la vedevo tutti i giorni”.

Antonella: Era di famiglia nobile, certo capirai la gente bisbigliava…”.

Giovanna: “La incontravo al mercato, a bracetto con la figlia”.

Sergio: “Questo lo sanno in pochi: quando era ancora in vita ha autorizzato la stampa di un libro che parlava di lei anche con sue fotografie. Non so se interamente su di lei o anche su di lei. Con il patto che non venisse mai pubblicato o venduto in Italia. Purtroppo non so dire altro, non la nazione e nemmeno l’autore. Confermo che da giovane era bellissima e bionda come la figlia. So dove è sepolta ma non pubblicherò mai la sua foto da giovane che è apposta sulla sua lapide”.

Agnese: “Vengo da Roma a fare lì le vacanze da quando sono bambina. Ma come è morta? Era malata? Da quanti anni è accaduto? L’ho cercata in giro per lungo tempo ma non sapevo che non ci fosse più”.

Giuseppe: “Era una vera Signora e da giovane una bellissima donna”.

Giacomo: Io la conoscevo molto bene perché abitava difronte casa mia, ho conosciuto anche il marito, che è morto per una malattia ai polmoni, era ricoverato al sanatorio di Trapani”.

Maria Bua: “Io l’ho conosciuta eravamo vicine di casa, una donna molto per bene aiutava i figli a studiare infatti si sono laureate. Sì, vero, tante dicerie ma niente di vero, era una persona onesta. Mi ricordo quando alcuni ragazzi gli andavano dietro e poi sotto casa lei gli faceva una bella doccia fredda, o chiamava il mio papà per allontanare i ragazzi che la disturbavano”.

Lillo Giacalone: “Abitava in Via Vincenzo Pipitone, difronte al negozio dei miei genitori, e tu Maria abitavi in quella via?”.

Giacomo: “Certo che eravamo vicini di casa, con la signora Bua, e ricordo pure il papà, che allontanava i ragazzacci che la disturbavano, ma lei era sempre educatissima, non rispondeva mai, altro stile da signora, quale era!”.

Marianna: “Non ho mai capito perché poi si conciasse così. Con questo abbigliamento molto appariscente intendo”.

Anna Maria: “Anche io me la ricordo la vedevo sempre fin da bambina quando ogni anno ad agosto venivamo a trovare miei nonni e mia sorella qualche anno fa ho saputo che è morta”.

Rosalina: “Da più di 10 anni che è morta”.

Mery: “Me la ricordo… io da piccola ne avevo una certa curiosità e paura!”.

Simona: “Io da piccola avevo paura, un giorno ricordo che mia madre la fermò e glielo disse, lei si avvicinò e mi fece una carezza. Ricordo che aveva un tono di voce molto basso”.

Tizi: “Io ero piccola e avevo paura della pupa di Marsala”.

Annalisa: “Anch’io mi ricordo anche se ero piccolina, infatti mia mamma mi diceva che io mi spaventavo ma poi ho capito che voleva solo salutare. Che donna, la miglior bambola vivente”.

Francesca: “Io avevo paura quando la vedevo, ma ero davvero piccola”.

Gaspare: “Me la ricordo, mi fa tornare indietro nel tempo”.

Antoninò: “Me la ricordo anch’io. Non capivamo e non si accettava la diversità delle persone. La poesia esprime molto fedelmente il personaggio”.

Nicolò: “Io la ricordo benissimo, donna pacata tranquilla e eccentrica. Spesso presa di mira da ragazzi maleducati. Grande donna unica per sempre”.

Salvatore: “A pupa da giovane era una bellissima donna, ho avuto il piacere di vedere una sua foto da giovane, era bella: capelli biondi, viso pulito”.

Paola: “Era molto bella e mia madre è stata sua compagna di scuola e diceva che la Pupa era una ragazza bella e semplice poi, dopo la morte del marito, incominciò a cambiare”.

Salvatore: “Qualche giorno vi farò vedere il suo vero volto, sono sicuro che non ci credete”.

Stefania: “Al cimitero c’è la sua foto da giovane… Era bellissima”.

Vita: “Anche io mi ricordo benissimo, andavo Cassaro la vedevo, lei non faceva nulla di male: passeggiava”.

Salvatore: “La ricordo benissimo, una volta mi è venuto spontaneamente di salutarla e lei corrispose con un sorriso sono rimasto orgoglioso era un mito”.

Angela: “…Quella ‘follia’ o stravaganza o estrosità innocua, che si acuì con gli anni non era proprio un bel vedere, adesso la ricordiamo quasi con nostalgia… Mi chiedo solo quanto deve essere stato difficile per la figlia…”.

Mikela: “Spesso la vita ci riserva brutte sorprese. …Mi ricordo quando ho partorito mia figlia entrò nella stanza una Signora che veniva a trovare la figlia che aveva partorito e suscitò delle risate perché calzava due scarpe diverse di colore…. La figlia ci guardò e puntualizzò: ‘mia madre ha perso un figlio!’. Da allora capii, anche se ero molto giovane, che dietro a certi abbigliamenti si nasconde una grande tragedia”.

A Pupa di Marsala

Paria propriu ‘na nobili donna dicaduta
quannu la vitti la prima vota all’insaputa
chidda signura vistuta tutta cu mirletti
e minigonna nira davanti a li niguzietti.
Cu li jammi fasciati di benni bianchi
cu ‘na gran parrucca e larghi anchi
cu la facci ‘ncipriata ‘sagiratamenti
e labbra pittati russi focu siducenti.
‘Na bedda donna comu puru la so menti
ca ci ridiva a tutti li sfuttò di la tinta genti
‘na donna straurdinaria ca nun fu pazza
rigina di loggia, cassaru e di la chiazza.
Cu ‘na damigella si vidìa sempri ‘ngiru
la beddissima so’ figlia di li capiddi d’oru
chi l’accumpagnava affezionatamenti
tra la disprizzanti curiosità di la genti.
La Pupa di Marsala fu chiamata di tutti
spaventu di li picciriddi e puru di l’adurti
‘na bambula antica vera e no’ di pezza
ca tutti s’abituamu divintannu biddizza.
Un jornu nun si vittiru cchiù li du’ firriari
ca la Pupa si trasfurmà e pruvà a vulari
e di farfalla cu li so ali vulà adaggiu
e cumincià sula lu so’ urtimu viaggiu.

Totò Mirabile

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I marsalesi la ricordano così: "Ricordo perfettamente com'era prima: una bellissima donna, dalla voce melodiosa.... Era un piacere sentire intonare i canti religiosi..."
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