Don Daniele Donato: “Il Giubileo della Cava: una riflessione teologica”

"La 'Marunnuzza di la Cava', è un 'ritrovamento' prodigioso, in quanto causato da eventi soprannaturali: le visioni del padre Savina. Esso racchiude una forza attrattiva..."

Marsala – L’inizio del 2018 segna per la diocesi di Mazara del Vallo e in modo particolare per la città di Marsala l’anno giubilare che ricorda i Cinquecento anni del prodigioso ritrovamento in città, il 19 gennaio 1518, di una statuetta della Vergine Maria, fin da subito venerata con il titolo di “Madonna della Cava”,dopo le rivelazioni private fatte al padre agostiniano Leonardo Savina.

Si tratta di un evento mariano che ilsensusfidelium el’esperienza ecclesiale del popolo lilibetano ancora oggi ricorda con interesse e gratitudine, conservandolo nella sua venerazione verso la Madre di Gesù.

Tale comportamento del sensusfideliummette in luce l’esistenza, nel profondo di questa memoria credente, di un messaggio teologico e spirituale da non sottovalutare, anzi da riscoprire e approfondire a beneficio del nostro credere e del nostro essere Chiesaoggi. Il ritrovamento di questa statuetta è stato ed è tuttora percepito come un “segno” della premurosa attenzione che la Madre di Gesù rivolge a questo “porto di Dio” (come suggerisce il significato arabo del nome Marsala), in cui il popolo credente è chiamato a manifestare le opere del Vangelo.

La premurosa attenzione della Madre del Signore è richiamo sempre presente e attuale a ricordare edaccogliere l’invito alla salvezza,frutto di continua conversione; a rivitalizzarel’essere credenti senza vergognarsi di aprirsi all’impenetrabile ma provvidenziale azione di Dio che viene incontro alla nostra umana fragilità; a costruirecon pietre vive e viventi la Chiesa particolare in cui si è stati generati alla fede, alla speranza e alla carità, in comunione con tutte le Chiese e con la Chiesa del Cielo, in cui Maria è la primizia e il frutto più eccelso della redenzione.

L’evento del disegno provvidente di Dio che portò al ritrovamento miracolosoebbe inizio nel 1514, quando, secondo il racconto dei nostri padri e di alcuni studiosi, il Padre Leonardo Savina disse di aver visto la Madre di Gesù e di aver ricevuto da lei istruzioni per ritrovare una sua immagine, nascosta in un terreno detto “della Cava”. A seguito di queste affermazioni del padre Savina, vennero iniziati gli scavi nel terreno “della Cava”. Ma, dopo quattro anni di ricerche, ancora non si era trovato nulla. Di fronte a questo insuccesso, sia il padre Savina, sia coloro che lo avevano ascoltato, sia gli operai, erano rimasti turbati. L’agostiniano, però, affermava di continuare a ricevere dalla Madre di Dio l’incoraggiamento a perseverare nella ricerca. Fu così che il 19 gennaio 1518, venne ritrovato un pozzo d’acqua, al cui interno c’era una statua della Vergine, posta in una sua cavità. Il ritrovamento avvenne ad opera di un operaio sordomuto.

Troviamo, in questi fatti, la testimonianza di una duplice forma di quel che la teologia chiama “rivelazioni private”: le visioni ricevute dal padre Savina; e il ritrovamento o inventio di ciò di cui le visioni avevano dato notizia. Secondo il Dizionario delle «Apparizioni» della Vergine Maria edito dal benemerito mariologo francese recentemente scomparso quasi centenario, René Laurentin, il termine inventio va collegato al latino invenire (cioè trovare) e «significa “ritrovamento”, “scoperta”. Invenzione e apparizione sono affini strutturalmente e filologicamente, per indicare, in entrambi i casi, un reale nascosto provvidenzialmente svelato allo sguardo umano, naturalmente, occasionalmente o sopranaturalmente. Questo si iscrive nello statuto della fede il cui oggetto (Dio invisibile) è conosciuto grazie a segni mediatori: istituzionali, provvidenziali o miracolosi. Si dice quindi nel linguaggio cristiano: invenzione di un immagine, di un icona o di una statua della Vergine. Talvolta si attribuisce a queste scoperte un carattere soprannaturale, provvidenziale, o addirittura miracolosa».

La “Marunnuzza di la Cava”, è un “ritrovamento” prodigioso, in quanto causato da eventi soprannaturali: le visioni del padre Savina. Esso racchiude, nel modo con cui si è verificato, una forza attrattiva, poiché spinge a toccare, vedere e accogliere la verità e la potenza del messaggio cristiano.Messaggio che è fatto di persone e non di cose: la persona del Cristo risorto, la Trinità personale di Dio, la persona della santa Vergine. Ovviamente oggi più che mai bisogna ripensarele forme con cui i marsalesi hanno sempre onorato la Cara immaginedda: esse, infatti, sono frutto di una cultura e di una storia che non si è fermata una volta per tutte, ma continua a progredire insieme alla storia della Chiesa e del mondo intero. Pertanto non possiamo dire «si è sempre fatto così». Bisogna piuttosto domandarsi: «come rendere attuale oggi il messaggio teologico e spirituale che promana dalla Marunnuzza?». Non bisogna avere paura di lasciare dietro di sé quel che oggi non parla più alle persone e alla loro storia. Non bisogna nemmeno avere paura di purificare, in modo evangelico, i gesti e le tradizioni con cui i nostri padri e madri hanno accolto e onorato la “Madonna della Cava” quale Patrona e Protettrice della città. D’altra parte, proprio questo Patronato e Protezione della Vergine spingono a portare la vita buona del Vangelo nelle tante periferie esistenziali, umane ed economiche che ancora affliggono il tessuto sociale della comunità. Come ricorda spesso papa Francesco, una “chiesa in uscita” significa imparare, conoscere e parlare le lingue degli uomini e delle donne, perché la parola del Vangelo ne diventi il lievito e il fondamento.

Nel rileggere questi Cinquecento anni dal ritrovamento del piccolo simulacro della Madre di Gesù nel cuore della nostra Città, siamo perciò chiamati a ritrovare e condividere la “gioia del Vangelo”, l’Evangeliigaudiumche è alla radice di ogni esperienza missionaria di annuncio e testimonianza della fede. Quella “gioia del Vangelo” che la nostra città sperimentò in modo particolare nel ritrovamento della Marunnuzza quel 19 gennaio del 1518. La Madre di Dio, infatti, è la prima a condividere con noi l’Evangeliigaudium, venendo così offerta dalla Trinità quale segno di consolazione e di sicura speranza per tutti, soprattutto per coloro che credono.

Di tale consolazione e speranza sia pertanto testimone la Chiesa di Marsala, educata dalla Vergine a cercare quel che veramente conta e rimane. A cercare, come dice l’apostolo Paolo, «quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode» perché rimanga «oggetto dei vostri pensieri» (Fil 4,8). Infatti, chi guarda la Marunnuzza, non può che ascoltare queste parole: «Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!» (Fil 4,9).

don Daniele Donato

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"La 'Marunnuzza di la Cava', è un 'ritrovamento' prodigioso, in quanto causato da eventi soprannaturali: le visioni del padre Savina. Esso racchiude una forza attrattiva..."
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