“La malasanità ancora una volta colpisce Marsala: la storia di mia madre”

"Mia mamma è deceduta all'età di 46 anni. Mi sono anche chiesta​ ​se​​ sotto quella divisa d​a​ medico ci sia un po' di umanità, perché forse basterebbe questo per fare..."

Riceviamo e pubblichiamo

Marsala – Era l’ottobre del 2015 quando abbiamo scoperto che mia madre era affetta di un carcinoma anale. “Una cosa risolvibile nel tempo” questo è quello che ci hanno detto tutti i medici. E così è iniziato il calvario​.​​ Inizialmente ha fatto delle radio concomitant​i​ con delle chemio​,​ che sono riusciti in parte a risolvere il problema.

Dopo questo percorso​,​ anziché intervenire chirurgicamente e risolvere il problema del tutto, hanno preferito sperimentare sul corpo di mia madre​ ​iniziando un altro tipo di chemio​,​ che ha peggiorato la situazione facendo sì che la massa tumorale aumentasse più del doppio. Quando si accorsero, dopo i vari esami, di quello che stavano ​succedendo hanno deciso di fare una chemio più tosta, poiché chirurgicamente era oramai impossibile intervenire, a detta loro.

Così ci ritroviamo a ​s​ettembre del 2017: mia madre inizia a fare questa chemioterapia, che altro non era se non la distruzione del suo corpo e di se stessa; iniziamo però ad ottenere i primi risultati, che riempivano ​di speranza ​il cuore a tutti noi familiari e che davano forza a quella tigre che era mia madre, fiduciosa di poter tornare a vivere e non solo ​​sopravvivere. Poi arriva il 3 gennaio del 2018, mia madre inizia ad accusare forti crampi allo stomaco, vomita e ha una diarrea acuta. Chiamiamo così il 118, che risulta impegnato nelle prime 6 telefonate, dopo averl​i rintracciat​i​ ed essere venuti a casa, il medico di turno decide di non portarla in ospedale ma di fare solamente delle flebo, perché secondo loro non necessitava di altri controlli. Ed è così che terminando le flebo ri​cominciano i crampi allo stomaco che risultavano essere insopportabili, di conseguenza decidiamo di richiamare il 118 che questa volta decide di portare in ospedale la paziente perché ad occhio nudo capiscono che si deve svuotare la vescica.

Arrivando al pronto soccorso mia mamma riceve inizialmente un codice “verde”, che viene​ ​cambiato ​solamente ​quando i medici iniziano a ricevere delle lamentele da parte nostra, e così tutto ad un tratto il codice diventa “giallo”, ma la situazione non cambia, perché mia madre continua comunque a rimanere in barella e ad avere dolori.

Dopo continue lamentele, il medico di turno​ ​decide di chiamare i carabinieri. Quest’ultimi, arrivati al pronto soccorso, non hanno fatto altro che anticipare i tempi. Così mia madre viene portata in urologia per fare un’ecografia, ​nella quale vedono con chiarezza che la vescica era vuota. Decidono così di fare soltanto delle flebo, degli esami di routine e di mandarla a casa, senza approfondire il motivo per cui avesse la pancia gonfia, il continuo vomitare e ad avere crampi così forti.

Il giorno seguente, quindi 4 gennaio del 2018, decidiamo, insieme al chirurgo che seguiva mia madre da pochi mesi e voglio precisare che stava cercando di risolvere i problemi creati da un medico di Marsala che l’aveva seguita in passato, di portarla al policlinico di Palermo, chiamiamo così un ambulanza privata appartenente a Marsala, che arrivata a Palermo lascia mia madre e mio padre “suo accompagnatore” al pronto soccorso del Civico e non del Policlinico, nonostante l’avessimo ribadito svariate volte e nonostante avessimo pagato profumatamente quel viaggio.

Una volta arrivata lì, i miei genitori vengono lasciati al pronto soccorso, e l’ambulanza si allontana immediatamente confermando di essere nel luogo giusto, ovvero di essere al policlinico.

Mia madre, che non poteva camminare, è dovuta stare l​ì​ fin quando mio padre non ha trovato un’altra ambulanza privata che li portasse al pronto soccorso del Policlinico. Nel frattempo erano passate più di quattro ore, mia mamma continuava a stare male e quindi i medici del pronto soccorso decidono di farla salire direttamente nel reparto. Hanno iniziato a darle aiuto, ma nonostante questo mia mamma continuava a vomitare, così fanno la tac l’8 gennaio, dove si accorgono che oramai era ​difficile riuscire a salvarla perché aveva già da giorni un infarto intestinale​ in corso​, possibilmente dovuto alla chemio. Mia mamma è deceduta lo stesso giorno, all’età di 46 anni, lasciando due figli​,​ di cui uno ancora minorenne.

Oggi ho deciso di raccontarvi la storia di mia madre, non perché mi faccia piacere, ma per parlare della malasanità che ancora una volta colpisce Marsala. Ho raccontato l’accaduto perché mi sento quasi in dovere di essere portavoce per tutte quelle persone​ ​che​,​ come mia madre​,​ si trovano nella stessa situazione, e dire ​loro ​di combattere, di non arrendersi, di lottare ed agire consapevoli che prima di affidarsi ad un medico bisogna davvero capire le sue ‘buone’ intenzioni. Ad oggi io non voglio accusare nessuno,​ ​ma chiedo​ ​di essere prudenti e professionali di​ ​fronte ​al​la vita di una persona​. Spesso mi sono chiesta quanto ​sia​ importante avere una struttura ospedaliera efficiente con un personale idoneo, e sinceramente io oggi non sono riuscita a dare un giudizio positivo ​alla struttura ospedaliera di Marsala.

Mi sono anche chiesta​ ​se​​ sotto quella divisa d​a​ medico ci sia un po’ di umanità, perché forse basterebbe questo per fare andare meglio le cose.

Giusj Di Gregorio

views:
10731
ftf_open_type:
kia_subtitle:
"Mia mamma è deceduta all'età di 46 anni. Mi sono anche chiesta​ ​se​​ sotto quella divisa d​a​ medico ci sia un po' di umanità, perché forse basterebbe questo per fare..."
MarsalaLive