Marsala, Daniele Nuccio: “Considerazioni a voce alta sul futuro di questa Città”

"Uccisa la speranza di quanti avevano creduto che davvero si potesse voltare pagina... Tanti buoni auspici puntualmente traditi, amarezza e delusione. Hanno avuto la meglio i personalismi, una certa supponenza..."

Marsala – Da diverso tempo medito su quanto accaduto negli ultimi tre anni e quanto ci rimane da fare nel prossimo futuro. Come sarà ricordata questa parentesi temporale nella storia della Città, questi cinque anni di gestione della cosa pubblica? A sentire un po’ in giro l’umore della gente comune il giudizio risulta essere impietoso, inutile negarlo.

Scrivo questo con una punta di rammarico, con l’amarezza di chi ha contribuito a modo suo al concretizzarsi di quella che si è poi rivelata un’occasione mancata. Resta inteso che risulterebbe ingeneroso e strumentale attribuire ogni responsabilità su quanto non va in Città ad Alberto Di Girolamo ed alla sua giunta. La nostra è una Città difficile, particolare, tante sono le emergenze sul tavolo e diversi i problemi ereditati.

Chi riveste ruoli pubblici non può abbandonarsi alla retorica qualunquista, sarebbe troppo facile assecondare il malumore della gente, seguendo l’esempio di chi ci governa in questo esatto momento. Personalmente ho sempre guardato all’onestà intellettuale quale bussola da seguire nell’esternazione di opinioni, cosa abbastanza superata di questi tempi…

Per rendere l’idea su quanto sto per scrivere è necessario provare a fare un piccolo passo indietro.

Tornare alla campagna elettorale del 2015, all’entusiasmo di quanti avevano sposato il progetto promosso dall’area di centro-sinistra, che in antitesi ad un modello già conosciuto e che di fatto aveva prodotto profonda delusione (interpretato dall’On. Grillo) aveva avuto la meglio ottenendo consensi bulgari. Ho vissuto quei momenti, le primarie precedentemente, i tavoli tematici per l’elaborazione di un programma che fosse sinceramente partecipato, le promesse di una svolta nel metodo di gestione della macchina amministrativa, l’apertura del palazzo alle migliori energie della Città, l’assoluta trasparenza e quant’altro…

A tre anni di distanza tutto questo è rimasto lettera morta, tanti i buoni auspici puntualmente traditi, amarezza e delusione. Hanno avuto la meglio i personalismi, una certa supponenza, l’incapacità di ascolto soprattutto relativamente alle critiche costruttive. Ed a questi elementi si sono aggiunte altre variabili che di fatto hanno spento la seppur flebile fiammella nella speranza di riprendere la rotta del “cambiamento” promesso, l’assoluta indisponibilità al confronto, alla contaminazione con le eccellenze del territorio in favore invece della formazione di un cerchio ristretto di “yes man”, pronti a tradire le proprie convinzioni per non fare un torto al capo.

In tutto questo è stata uccisa la speranza di quanti avevano creduto che davvero si potesse voltare pagina, almeno questa volta. E’ chiaro, tanti contestatori d’assalto, nelle segrete stanze della convenienza smorzano i toni, tornano meno aggressivi nella speranza di ricevere un contributo per la festa rionale, per la parrocchia, per l’evento dell’amico…

Funziona ancora così, è innegabile. Solo che nella discrezionalità delle scelte si consuma quello che per altre amministrazioni avremmo considerato bieco clientelismo.

Per tutto il resto, quasi a giustificare l’incapacità di programmare per tempo la definizione di progetti di lungo respiro, resta valido l’antico adagio di natura ragionieristica: “non ci sono soldi”. Perché tutto è stato monetizzato.

La gestione della cultura, la spina dorsale nell’immagine di un’Amministrazione Comunale, ridotta a parametri da partita doppia. E nella Città di Marsala, negli anni in cui si decide di investire ingenti risorse nel teatro (non entro più nel merito delle scelte rispetto al cartellone comunale) chiude il “Baluardo Velasco” nel più totale silenzio di quanti forse avrebbero potuto scongiurarne l’estinzione.

Ma essendo una giunta di sinistra, si chiederà il lettore, allora ci sarà sicuramente una particolare attenzione per i temi sociali e del lavoro. Non proprio, ai lavoratori dell’Ipab Casa di Riposo “Giovanni XXIII”, ai quali spettano quaranta mensilità di stipendi arretrati, non viene concesso il “privilegio” di un incontro per capire la volontà politica dell’Amministrazione in merito ai problemi della struttura.

Eppure sono madri e padri di famiglia anche loro, chiederebbero semplicemente un sostegno morale, un “siamo con voi” che purtroppo tarda ad arrivare. E’ chiaro, come in ogni cosa non può essere tutto bianco o tutto nero e l’onestà alla quale facevo riferimento prima mi impone allo stesso tempo di considerare quanto di buono prodotto sin qui.

La riqualificazione di alcune opere incompiute è cosa positiva, una certa programmazione in termini di infrastrutture a lungo termine frutto di progetti quali “Area Vasta” ed “Agenda Urbana” probabilmente metteranno i prossimi Sindaci nelle condizioni di tagliare qualche nastro in più.

Ma perché allora si è deciso di interrompere il dialogo con la cittadinanza? Perché si è deciso di criminalizzare quanti la pensavano diversamente? Cosa ha comportato questa chiusura a riccio e la colpevole superficialità nei rapporti con l’organo di controllo, il Consiglio Comunale, che con i tanti limiti che ha resta comunque l’esatta rappresentazione della volontà popolare, quindi da rispettare. Detto questo e con tutta l’accondiscendenza possibile, perché non ci si è attivati per la riqualificazione dell’aeronautica allo Stagnone e dei capannoni Nervi? Perché si è preferito abbandonare al proprio destino il carcere di Piazza castello? Cosa vogliamo fare dell’immobile che per tanto tempo ospitò l’Ospedale San Biagio?

Quali azioni sono state promosse in questi tre anni per ridurre le distanze fra il centro e la periferia, cosa abbiamo fatto per Amabilina, via Istria, Sappusi e tutte le aree ad alta densità abitativa (a parte la drastica decisione di ridurre gli investimenti sugli interventi di manutenzione per i prossimi tre anni)? Perché non posso ricevere risposta rispetto alla volontà di fare chiarezza su cosa intende fare l’Amministrazione relativamente alla razionalizzazione degli impianti di distribuzione di carburante?

Tralascerei ogni considerazione su Piano Regolatore Generale, auspicabile acquisizione della Laguna dello Stagnone al patrimonio comunale, strategie di promozione del Turismo, azioni di supporto al sistema pesca ed agroalimentare, rilancio del vino Marsala e quant’altro…

Sono punti sparsi che da un certo punto di vista occuperebbero uno spazio importante nell’azione di governo. Ma è andata così.

In conclusione, il quadro politico in Città è assai confuso e personalmente non so quale sia la soluzione adatta a scongiurare l’avanzata del modello populista od il ritorno delle consorterie, delle lobby che non hanno mai fatto un passo indietro rispetto agli interessi da promuovere con forza facendo leva sul proprio potere economico e di influenza.

Alberto Di Girolamo, persona certamente degna, avrà però lasciato dietro di se solo macerie dal punto di vista politico, il vuoto.

Serve uno slancio deciso della parte sana della comunità, di quanti credono che una nuova visione di Città, con uno sguardo deciso sul futuro, la si può costruire se un po’ tutti saremo pronti a mettere da parte i personalismi e gli interessi di bottega in favore della crescita comune.

Mi rivolgo alle tante aziende che ogni giorno con senso del sacrificio ed abnegazione portano in giro per il mondo il nome della Città con i loro prodotti di eccellenza. Penso a quanti hanno deciso di tornare, concluso il percorso di studi, perché il loro contributo, arricchito dall’esperienza maturata, sarà determinante. Penso agli studenti di scuole che non rispettano gli standard di sicurezza e che ogni anno si trovano in piazza a rivendicare i propri diritti. Ai creativi, agli Artisti per troppo tempo lasciati ai margini del “palazzo”.

All’associazionismo che opera nel mondo del sociale, che troppo spesso si sostituisce alle manchevolezze delle Istituzioni nel fronteggiare il disagio sociale. Ai ragazzi migranti che stanno seguendo dei percorsi di fattiva integrazione nell’epoca triste del ritorno alla discriminazione razziale. A quei padri che hanno perso il lavoro ma mai perderanno la dignità. A quei funzionari pubblici che sanno che l’ente Comune è un colabrodo ma che non si rassegnano al clientelismo, al pressappochismo ed alla corruzione.

A tutti loro dico, sforziamoci di fare sintesi fra le diverse posizioni ed avviamo un percorso che ci porti a mettere in pratica le potenzialità della nostra Città e le risorse delle quali dispone la nostra comunità.

Nell’epoca dell’imbarbarimento dello scontro politico ridotto a questione fra “tifoserie” è il tempo di riproporre sulla scena i contenuti, le idee, la creatività e la dirittura morale quale metodo da seguire nell’adempiere al proprio dovere.

In questi giorni piangiamo tutti la scomparsa di Rita Borsellino. Ricordo la campagna elettorale per le Regionali del 2006, una delle campagne elettorali più entusiasmanti di sempre, avrò avuto diciotto o diciannove anni… La contrapposizione plastica fra un certo modo di intendere la politica ed il servizio per la comunità da una parte e l’interesse, il puzzo della contiguità col potere criminale e la mafia dall’altra. Un pezzo importante di Sicilia le preferì Totò Cuffaro, è storia. So di dovere davvero tanto a Rita Borsellino, da quel 2006 dentro di me rimase quella “rabbia produttiva”, quell’insoddisfazione nel dover riconoscere che nella mia irredimibile terra le cose dovranno andare sempre così perché così ha deciso il destino cinico e baro. Ma se la rabbia resta tale e non trova una valvola di sfogo diventa frustrazione, l’esplosione di questa può essere la benzina nel motore dell’impegno politico di chi crede che se ognuno nel proprio ruolo fa la propria parte, le cose le cambiamo davvero.

Il mio contributo nel prossimo futuro andrà esattamente in questa direzione, a prescindere dalle speculazioni giornalistiche e da congetture varie basate sul sentito dire. Certo di non poter prendere parte a progetti dove tutto ed il suo contrario stanno insieme. Sta a noi decidere di costruire l’Alternativa.

Daniele Nuccio

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