Medico disperso, Lanteri: “In Sicilia, con condizioni estreme, rischiano la vita per portare aiuto”

"Viva apprensione, vicini alla famiglia. Giuseppe Liotta è sicuramente un esempio per chi fa la nostra professione. Persone come lui fanno parte della categoria degli eroi, degli angeli del..."

“Stiamo vivendo con grande apprensione queste ore di estenuanti ricerche del collega scomparso sabato notte tra Ficuzza e Corleone. Anche se le speranze di trovarlo ancora in vita sono residue, continuiamo a coltivare un briciolo di speranza e ci stringiamo idealmente in un abbraccio alla sua famiglia in questo particolare e difficile momento”.

Lo afferma, anche a nome dei segretari provinciali, il segretario della federazione regionale Ugl medici, Raffaele Lanteri, che aggiunge:

“Giuseppe Liotta è sicuramente un esempio per chi fa la nostra professione. Persone come lui fanno parte della categoria degli eroi, degli angeli del quotidiano. Ha voluto sfidare le condizioni climatiche avverse, mettendo a rischio la sua vita, per recarsi in servizio in ospedale e stare vicino a chi soffre con grande senso di attaccamento e di abnegazione per il suo lavoro. Non possiamo però fare a meno di sottolineare come, ogni giorno, in Sicilia ci sono decine di medici che per salvare vite umane devono confrontarsi con condizioni estreme dovute ai precari collegamenti, alla mancanza di sicurezza nelle strade, alle intemperie che si abbattono in special modo nelle zone dell’entroterra, ed a molte altre criticità che ancora adesso stentano ad essere formalmente riconosciute dalle istituzioni preposte – aggiunge Lanteri. In questo momento, in cui ci troviamo tutti con il fiato sospeso, spero serva a far riflettere seriamente sulla figura dei medici. Uomini e donne, onesti, coerenti, spesso bersaglio di aggressioni e di facili denunce, sottoposti a stress e turni massacranti, che non smettono mai di fare il proprio dovere nei confronti del prossimo anche a costo di mettere a repentaglio il bene più prezioso che è la vita”.


Giuseppe Liotta ha sfidato il maltempo per andare a lavoro

Trovati indumenti del pediatra Giuseppe Liotta scomparso vicino Corleone – Ritrovato dai Carabinieri di Corleone (Palermo) il giubbotto e altri indumenti di Giuseppe Liotta, il medico pediatra palermitano di 40 anni di cui si sono perse le tracce sabato sera lungo la Statale da Ficuzza a Corleone interrotta in diversi punti per il maltempo. Sabato notte è stata ritrovata anche la macchina. Continuano senza sosta le ricerche di Giuseppe Liotta, il pediatra palermitano di 40 anni di cui si sono perse le tracce sabato sera lungo la Statale da Ficuzza a Corleone. Il medico si stava recando nell’ospedale di Corleone per prendere servizio quando è stato sorpreso dal maltempo che ha provocato nelle ultime ore danni e vittime in gran parte della Sicilia. I Carabinieri di Corleone hanno trovato il giubbotto del disperso e anche altri indumenti, come un jeans e una cintura, che potrebbero appartenere al pediatra. Sabato notte, invece, era stata già ritrovata la sua auto in contrada Raviotta, sulla statale 118 interrotta in diversi punti per smottamenti ed allagamenti. L’ultima telefonata del medico è stata fatta alla moglie Floriana: allarmato e confuso, voleva farsi localizzare attraverso il cellulare. Giuseppe Liotta non ha esitato a mettere in pericolo la sua vita per andare a lavoro – Squadre del Corpo nazionale soccorso Alpino della stazione Palermo-Madonie continuano a setacciare le zone tra Ficuzza e Corleone. La ricerca di Liotta è resa difficoltosa dal terreno argilloso che circonda le rocche carbonatiche di Rao. Il suo senso del dovere lo ha spinto a sfidare il maltempo – “Un pediatra eccellente sia dal punto di vista professionale che umano. Lo stimano tutti per la gentile, cortesia e la professionalità e l’impegno. Giuseppe fino a febbraio con incarichi temporanei per dieci anni ha lavorato all’ospedale dei Bambini, poi da febbraio ha deciso per la stabilizzazione all’ospedale di Corleone”, ha detto Domenico Cipolla, primario delle unità di neonatologia dell’Asp di Palermo. “La collega che era di guardia sarebbe rimasta anche la notte – ha aggiunto il primario – glielo aveva detto: non è il caso di andare al lavoro. Alle 18 quando è partito da Palermo non c’era la pioggia. La bomba d’acqua è caduta alle 19,30. A metà strada ha fatto una seconda telefonata. E la collega ha ribadito che c’era brutto tempo. Giuseppe è rimasto bloccato insieme ad altre auto. Se non fosse andato al lavoro non sarebbe successo nulla. Non ci sono sanzioni disciplinari. È un normale rapporto tra colleghi l’importante che ci sia continuità territoriale. Il suo senso del dovere lo ha portato a sfidare le intemperie. Secondo una prima ricostruzione uscito dalla strada statale avrebbe preso una strada secondaria dove c’era un fiume. Forse preso dal panico è uscito dall’auto e una massa di fango lo avrebbe travolto”. Il primario ha parlato del quarantenne disperso come di un pediatra fantastico: “Ha una moglie anche lei pediatra e due bimbi. Siamo tutti costernati da quanto è successo. Faccio la spola dal luogo delle ricerche e l’ospedale per sostenere i ragazzi che lavorano con lui che sono distrutti da quanto avvenuto. Al momento sono venti i medici che da Palermo vengono tutti i giorni al lavoro all’ospedale di Corleone. Ho potuto constatare di persona la difficoltà dei collegamenti. Ho scritto una mail al commissario dell’Asp Antonio Candela, so che lui ha segnalato la grave situazione viaria a chi di competenza”. [fonte: Fanpage.it]

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