“Ti ammazziamo, a tuo nipote non lo vedi crescere”, narcotizzati in casa: “Ecco il nostro incubo”

"Quell'uomo sopra di me, che mi blocca le mani e i piedi. Non riesco a dormire la notte, io e mio marito siamo ancora sotto choc. Una sofferenza più morale e psicologica che fisica..."

Erice – Un commando formato da almeno quattro banditi, armati e con il volto coperto, ha fatto irruzione la notte scorsa a Trapani, nella villa di una coppia di coniugi, entrambi medici, molto noti in città: l’ex primario chirurgo in pensione Renato Salone e la moglie Francesca Paola Maltese, in servizio nel reparto di ginecologia dell’ospedale Sant’Antonio Abate. La villa si trova in una zona periferica della città, nel rione Casasanta di Erice, ed è priva del sistema di allarme perché attualmente sono in corso lavori di ristrutturazione.

Il raid è avvenuto intorno all’1.30; i rapinatori hanno sorpreso i due coniugi nella stanza da letto, mentre stavano dormendo. La donna è stata subito narcotizzata mentre il marito è stato minacciato con la pistola nel tentativo di costringerlo ad aprire la cassaforte. Il professionista ha detto di avere lasciato la chiave in una cassetta di sicurezza in banca, ma i banditi non si sono scoraggiati: con alcuni attrezzi hanno abbattuto la parete di un caveau sotterraneo e hanno portata via il forziere contenente preziosi e gioielli. I banditi sono poi fuggiti all’alba indisturbati. Sono in corso indagini della Polizia per stabilire l’ammontare del bottino, che sarebbe ingente, e risalire agli autori del colpo.

Il racconto:

Francesca Paola Maltese: “Un’immagine mi tormenta. Quell’uomo sopra di me, che mi blocca le mani e i piedi. Non riesco a dormire la notte, io e mio marito siamo ancora sotto choc. Una sofferenza più morale e psicologica che fisica. Siamo stati violati da tutti i punti di vista e ci hanno portato via tutto. Ero da poco tornata a casa e dopo avere dato un’occhiata al cellulare e aver comunicato con alcuni miei colleghi, stavo per prendere sonno. Mio marito si era appena addormentato, l’ho svegliato perché ho sentito dei rumori strani, provenire dal piano superiore. Avevano fatto cadere la chiave per aprirla, poi non ho neanche avuto il tempo di realizzare perché senza che me ne rendessi conto mi sono ritrovata questi uomini davanti. Sulla fronte avevano una torcia, come quella utilizzata dagli speleologi, indossavano dei guanti all’inizio non hanno detto nulla, mi hanno subito immobilizzata con delle fascette da elettricista. Urlavano ‘U cellulare, u cellulare’, dicevano di togliere di mezzo i telefoni, con chiaro accento palermitano. Hanno anche staccato il modem a cui sono collegati internet e la linea telefonica, eravamo in trappola. Dopo avermi immobilizzato hanno imbevuto un batuffolo con dell’etere etilico, io subito perso i sensi. Non mi sono più resa conto di nulla. Mio marito, invece, con la pistola puntata alla tempia, è stato minacciato e costretto a consegnare tutto”.

Renato Salone: “Mi hanno minacciato in tutti i modi, ma ho ribadito più volte che non avevo le chiavi perché le avevo lasciate in una cassetta di sicurezza. ‘Sappiamo che qui ci sono oro e soldi’, dicevano. ‘Se non trovi le chiavi ti ammazziamo’, ma io non le avevo davvero. ‘A tuo nipote non lo vedi crescere e se non troviamo niente, andiamo pure da tuo figlio'”.

Francesca Paola Maltese e Renato Salone: “Le parole di questi delinquenti ci ha fatto inevitabilmente capire che avevano molte informazioni sulla nostra famiglia. Siamo stati appositamente presi di mira, ma adesso qui in tanti hanno paura, tutta Trapani ha paura. Chi agisce in questo modo non merita pietà, noi siamo terrorizzati. Ma stiamo raccontando quello che ci è accaduto perché un episodio simile non deve ripetersi, nessuno dovrebbe vivere un’esperienza simile”.

Francesca Paola Maltese: “Quando mi sono risvegliata erano le 4, ho trovato mio marito stordito, anche con lui avevano utilizzato l’etere. Prima di scappare ci hanno anche sfilato le fedi nuziali dalle dita, hanno rubato di tutto da ogni stanza. A quel punto sono uscita in strada, ho chiesto aiuto ad un vicino, mi sono messa in contatto con mio figlio Francesco. E fino all’alba abbiamo raccontato tutto alle forze dell’ordine. Adesso non ci resta che avere fiducia nelle indagini, ma di certo dovremo rassegnarci a convivere col ricordo di questo incubo”. [di Monica Panzica da LiveSicilia]

Terrore in villa, coppia legata e rapinata: in azione un commando di 4 banditi

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