Un milanista marsalese “saluta” Gonzalo Higuain: «Non sai cosa significa ‘senso di appartenenza’»

"Sì è vero, hai sbagliato a venire al Milan, ma è anche vero che forse il Milan ha sbagliato a puntare su di te. Noi credevamo di aver trovato un leader ma, caro Pipita, tu non lo sei" 

Marsala – Tra persone per bene è giusto salutarsi e noi lo facciamo senza rancore. Ti avevamo accolto come il Conquistatore, ti avevamo dato il nostro amore e la nostra stima, anche perché obiettivamente noi siamo messi maluccio e da troppo tempo manca una figura carismatica. Fossi capitato ai tempi di Rivera, di Van Basten, di Sheva o di Pippo, probabilmente non ti si sarebbe filato nessuno.

Sì è vero, hai sbagliato a venire al Milan, ma è anche vero che forse il Milan ha sbagliato a puntare su di te. Noi credevamo di aver trovato un leader ma, perdonaci la franchezza caro Pipita, tu non lo sei.

Vedi Gonzalo, un leader è uno che trascina gli altri, uno che ci mette la faccia; un leader è uno che si carica la squadra sulle spalle e dice: “ragazzi, oggi andiamo a vincere”. E si vince, senza se e senza ma. Tu non sei così, tu non vuoi faticare, tu vuoi gli onori ma non gli oneri. Sei solo una prima donna un po’ capricciosa.

A Napoli eri un re, stavi per ripercorrere la carriera di un altro calciatore argentino, un tantinello più bravo e famoso di te. Lui sì che era un leader. Ma tu sei troppo pieno del tuo ego, volevi solo riempire Palmares e Portafogli, così hai scelto di andare alla Juve, una squadra che era forte anche senza di te. Scelta rispettabilissima, per carità, tu sei un professionista. Però perdona la franchezza, Pipita: ti piace vincere facile, eh?!

Con la nazionale del tuo paese hai toppato proprio nei momenti decisivi, quei momenti in cui normalmente viene fuori il Comandante che tu non sei. Come nella finale dei Mondiali contro la Germania, ricordi? Quando hai sbagliato quel gol che avrebbe potuto renderti immortale.

Al Milan forse pensavi di trovare un altro palcoscenico, ma vedi Gonzalo, San Siro non è uno stadio qualunque, anche in questi anni un po’ grigi. San Siro è un luogo sacro, un Tempio della Memoria. A San Siro sono passati Schiaffino, Liedholm, Nordhal, Rivera, Baresi, Van Basten, Maldini, Weah, Sheva, Pippo, Kaká, e potremmo continuare per mezz’ora ancora. Tutta gente che il sangue ce l’aveva rosso e nero, tutti nomi che fanno rabbrividire.

Tu non vali questi nomi, è ovvio. In verità non vali neanche tanti discussi attaccanti che hanno fatto parte della storia del Milan, in tempi vicini e lontani, come i Calloni, i Jordan, gli Hateley. Giocatori che tecnicamente valevano la metà di te ma, a differenza tua, hanno sputato sangue per quella maglia e dove non arrivavano con l’abilità, mettevano sacrificio ed impegno.

Ecco caro Gonzalo, tu potrai essere anche bravo a far gol (e nemmeno sempre), ma non sai cosa significa “senso di appartenenza”. Dietro quell’ultimo “… Mister, non me la sento domani di giocare col Genoa..” c’è tutto il tuo modo di essere.

Che dirti, ormai siamo ai titoli di coda. Un grosso in bocca al lupo per la tua carriera e permettici di congedarci da te con questa immagine. È il tuo gesto liberatorio dopo il gol con la Spal. “Mi sono tolto un peso dallo stomaco”, te lo ricordi?

Per un attimo ci abbiamo creduto anche noi, poi la triste realtà si è manifestata in tutta la sua crudezza. Ecco caro Pipita: oggi quel gesto lo facciamo noi, oggi siamo noi a toglierci quel peso dallo stomaco.

Buona fortuna e salutaci Londra.

Con affetto, Marcello Mazzara

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"Sì è vero, hai sbagliato a venire al Milan, ma è anche vero che forse il Milan ha sbagliato a puntare su di te. Noi credevamo di aver trovato un leader ma, caro Pipita, tu non lo sei" 
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