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La Sdraio di Giusy: “I have a dream… Vivere in un’Italia in cui ritorni a prevalere l’umanità”

Giusi Paladino: "Ho un sogno, molto più piccolo di quello di Martin Luther King che pensava ad un mondo privo di razzismo e di discriminazioni. Io mi accontento di qualcosa di veramente fattibile..."

I have a dream…

Ho tenuto chiusa la mia sdraia per molti mesi; un paio di volte ho cercato di aprirla ma non ho trovato sufficiente indignazione. Non perché mancassero i motivi per esserlo, ma ci si abitua col tempo all’indifferenza, alla superficialità per cui si preferisce lasciar perdere, girarsi dall’altra parte, fare finta che alcuni problemi non ci riguardino.

Per fortuna succede sempre qualcosa nella vita che ti fa cambiare rotta trovando la bussola che indica la giusta direzione. Non a caso cito una metafora marinaresca perché il fatto in questione, che ha risvegliato la mia indignazione assopita, riguarda una nota nave, con una nota capitana e un noto ministro. La vicenda è in corso da diversi giorni: 43 naufraghi più i membri dell’equipaggio di un’imbarcazione ONG che si occupa di salvare vite in mare, sono bloccate e non possono sbarcare sul suolo italiano. Una legge, inoltre, approvata recentemente dice che chi porta in Italia migranti, salvati in mezzo al Mediterraneo, rischia multe e sequestro dei mezzi utilizzati per il salvataggio.

Questa è la cronaca.

Non entro nella questione politica, giuridica, economica della vicenda perché non sono una politica e non sono esperta di giurisprudenza né di economia, ma mi rendo conto di essere una delle poche ad essere prive di queste competenze. Basta fare un semplice giro nei social e leggere i commenti dei nostri concittadini, su questo fatto così come su tanti altri, che nel giro di pochi anni si sono scoperti luminari di politica internazionale ed europea, giuristi finissimi e di avere conoscenze e soluzioni economiche da premio Nobel. Queste competenze, poi, sono condite e accompagnate da un linguaggio non proprio aulico in cui, a tecnicismi e lessico specifico, si preferisce un lessico da scaricatore di porto dopo un’ubriacatura colossale.

Le questioni che vorrei sollevare sono due:

1 – è necessario che tutti gli italiani con o senza laurea, diploma, licenza media od elementare, si sentano in obbligo di comunicare ai loro concittadini i loro pensieri?

2 – nel caso in cui il commento per qualsiasi fatto di cronaca nasca nelle viscere e sia impossibile da frenare, è possibile utilizzare un linguaggio meno becero possibile?

Ho un sogno, molto più piccolo di quello di Martin Luther King che pensava ad un mondo privo di razzismo e di discriminazioni. Io mi accontento di qualcosa di veramente fattibile.

Il mio sogno è di essere circondata di persone che prima di scrivere riflettano su quello che stanno comunicando agli altri facendosi alcune domande:

Quello che voglio dire è corretto da un punto di vista logico e ortografico?

Vorrei che qualcuno si rivolgesse a me con lo stesso tono?

Se mi rivolgo ad una donna, non sto ledendo la sua dignità?

Se mi rivolgo ad una persona con un colore diverso dal mio, sono sicuro che non vi è razzismo nelle mie parole?

Se mi rivolgo ad una persona che ha idee politiche diverse dalla mie, lo faccio mettendo in discussione le sue idee e non la sua persona?

Quando parlo di una religione diversa dalla mia, sto rispettando chi la professa?

Visto che non sono uno scaricatore da porto (con tutto il rispetto per la professione), posso utilizzare espressione meno offensive?

Ho lauree, master, competenze professionali acquisite sul campo nel settore politico, economico, legale che mi permettono di esprimere le mie opinioni in questi ambiti?

Il mio appello cadrà nel vuoto e, dopo essere tacciata di essere una “radical chic”, “zecca rossa”, “buonista”, “pidiota” e altri epiteti meno gentili di questi, la maggior parte dei “leoni da tastiera” che si credono competenti, esperti, illuminati torneranno a fare quello che hanno sempre fatto: spargere odio a larghe mani, fare di tutto un’erba un fascio, condividere notizie false, usare slogan semplici, vuoti e stupidi.

Io, naturalmente, continuerò sulla mia sdraio ad annotare e a registrare la povertà culturale a cui sta andando incontro il popolo italiano, apprezzato ed ammirato per la sua storia e la cultura, per l’Umanesimo e il Rinascimento, per Leonardo, Raffaello, Michelangelo, per Bruno e Galilei, per Pertini e De Gasperi, per Rita Levi Montalcini e per Rubbia, per Montessori e don Milani ma anche per il cibo e per il vino, per il sole, le spiagge, i paesaggi. Un popolo che però da qualche tempo a questa parte ha dimenticato la sua umanità.

I have a dream… Vivere in un’Italia in cui ritorni a prevalere l’umanità!

Giusi Paladino

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Giusi Paladino: "Ho un sogno, molto più piccolo di quello di Martin Luther King che pensava ad un mondo privo di razzismo e di discriminazioni. Io mi accontento di qualcosa di veramente fattibile..."
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