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Maxi-sequestro ai Lo Trovato, business riabilitazione: risorse del Consorzio usate per un villaggio

Duecentomila euro è la cifra corrisposta annualmente a Francesco Lo Trovato, “gestore di fatto del consorzio Csr”, formalmente rappresentata dal figlio Sergio, che incassava 30mila euro ogni anno

Sigilli al patrimonio di un colosso della sanità, incassava milioni, ma operava come consorzio senza scopo di lucro. La Guardia di Finanza ha sequestrato, su delega della Procura guidata da Carmelo Zuccaro, beni e soldi in contanti per un valore complessivo di oltre tre milioni di euro nei confronti di Sergio Lo Trovato e Francesco Lo Trovato, rispettivamente presidente del Cda e amministratore di fatto (nonché direttore generale) del “Consorzio Siciliano di Riabilitazione Società Consortile A R.L.”.

La Procura di Catania contesta la “dichiarazione infedele” degli incassi. In particolare, “i due – scrive la Procura – hanno sottratto al pagamento delle imposte, per le annualità che vanno dal 2013 al 2016, redditi complessivi per oltre 10 milioni di euro. Il profitto criminale, costituito dall’imposta evasa (I.R.E.S.), pari a oltre 3 milioni di euro è stato sottoposto a sequestro preventivo diretto (anche per equivalente) attraverso il rinvenimento delle somme disponibili su conti correnti personali degli indagati e della società”.

A eseguire le indagini è stato il nucleo di polizia economico finanziaria di Catania, gruppo di tutela della finanza pubblica. L’operazione nasce con l’esecuzione di una verifica fiscale condotta dai finanzieri, che ha portato, nell’ottobre del 2018, “alla contestazione amministrativa di redditi non dichiarati per 10,7 milioni di euro nonché di oneri non deducibili per 2,9 milioni di euro”.

Il “Consorzio Siciliano di Riabilitazione Società Consortile A R.L.” (C.S.R.), è stato costituito nel 1980, ha sede a Viagrande, in provincia di Catania, si occupa del percorso di fisioterapia e conta 19 centri di riabilitazioni che hanno sede a Catania, Siracusa, Ragusa, Enna, Trapani e Caltanissetta.

“Lo schema fraudolento ideato e perseguito dagli indagati – scrive la Procura – è consistito nell’attribuire al C.S.R. la natura giuridica di società consortile che, quale ente non commerciale, perseguendo finalità mutualistiche e solidali, non avrebbe dovuto avere, tra l’altro, quale scopo strutturale quello di produrre utili”. Dalle indagini è emerso che si trattava di un’impresa commerciale “fortemente patrimonializzata”, con 600 dipendenti, 200 collaboratori e beni strumentali per 10milioni di euro.

“Si tratta – scrivono gli inquirenti – di una azienda del terziario in grado di governare l’intero ciclo di fornitura delle prestazioni di servizio a terzi attraverso la remunerazione dei fattori produttivi e il conseguimento di utili”.

In appena 5 mesi i finanzieri hanno eseguito le indagini e ottenuto il provvedimento di sequestro, grazie al nucleo della Procura di Catania specializzato nel settore dei reati economici guidato da Fabio Regolo. “Gli utili prodotti dal Consorzio – aggiunge la Procura di Catania – per i quali gli indagati pretendevano di non assolvere il pagamento di imposte, erano conferiti a una fondazione della famiglia Lo Trovato, destinati a investimenti finanziari “speculativi” ed elargiti sotto forma di contributi a soggetti economici terzi, alcuni dei quali amministrati e di proprietà di familiari di Francesco Lo Trovato”.

Gli indagati, avevano cariche di gestione nelle imprese fornitrici abituali del Csr, le risorse sarebbero state impiegate nella costruzione di un villaggio turistico a Modica, il resort Kikki Village e nella gestione di impianti fotovoltaici.

Duecentomila euro. È la cifra corrisposta annualmente a Francesco Lo Trovato, “gestore di fatto del consorzio Csr”, formalmente rappresentata dal figlio Sergio, che incassava 30mila euro ogni anno.

La Commissione tributaria regionale ha stabilito che il consorzio Csr è un ente commerciale e, come tale, “deve assolvere il pagamento dei tributi in forma ordinaria”.


Nota del presidente Sergio Lo Trovato

«Abbiamo sempre agito con linearità rispetto alle norme del settore in cui operiamo. Più volte negli ultimi vent’anni abbiamo subito verifiche, controlli e ispezioni di natura finanziaria, con cui ci veniva contestato il mancato pagamento di imposte e tasse nelle varie forme. Opponendoci sistematicamente a questi rilievi, abbiamo avuto conferma nelle sedi giudiziarie della correttezza ed esattezza del nostro operato. Ad oggi l’unica sentenza passata in giudicato è quella emessa dalla Commissione Tributaria Regionale il 26 marzo 2007, che ha statuito la ‘natura non commerciale del Consorzio’. Posizione ribadita con due sentenze di primo grado del 2014 e del 2015. Esiste ancora un contenzioso con l’Agenzia delle Entrate sulla medesima questione, pendente in Cassazione, che farà definitivamente chiarezza su questa vicenda.Ci colpisce profondamente, ora, essere destinatari del provvedimento emesso dalla Procura di Catania e messo in atto dalla Guardia di Finanza. Ci colpisce che si parli di investimenti ‘speculativi’, quando da oltre 52 anni il Csr-Aias ha investito tutte le proprie risorse per creare nuovi Centri di riabilitazione per le persone con disabilità, garantendo attività riabilitative di qualità in zone della Sicilia prima del tutto sprovviste di questi servizi. Tutto quello che facciamo, lo facciamo per i disabili e per le loro famiglie, erogando persino più prestazioni sanitarie rispetto a quelle che dovremmo effettuare sulla base delle convenzioni con le Asp, garantendo anche assistenza, tante attività nei Centri diurni, cure e sollievo per i disabili gravi e gravissimi, iniziative di integrazione sociale. Ci spiace molto che si parli di business in un settore così importante come lo è quello dell’assistenza alle persone fragili e che si accusi il Csr di condotte che non ci appartengono”.Lo afferma il Presidente del Consorzio Siciliano di Riabilitazione, Sergio Lo Trovato, in merito al provvedimento emesso dalla Procura della Repubblica di Catania con cui è stato disposto il sequestro di somme al Csr».

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Duecentomila euro è la cifra corrisposta annualmente a Francesco Lo Trovato, “gestore di fatto del consorzio Csr”, formalmente rappresentata dal figlio Sergio, che incassava 30mila euro ogni anno
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