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Massimo Grillo: “Vi spiego perché Marsala e provincia stanno morendo economicamente”

"Quando si riuscirà a fare squadra avremo la forza contrattuale necessaria per cooperare con Palermo e province limitrofe e saremo certi che si sta ricercando il benessere dei cittadini e..."

Marsala – È noto quanto il nostro territorio stia soffrendo in termini economici e, conseguentemente, in termini sociali. Un tempo, una maggiore ”velocità” di crescita caratterizzava i percorsi di sviluppo del settentrione rispetto alle regioni del meridione, le quali crescevano lentamente o, più spesso, rimanevano in sostanziale stagnazione. Oggi, incredibilmente, a viaggiare su binari diversi, spesso in direzioni opposte, sono territori limitrofi. Palermo, ad esempio, è oggi molto ricca, anche grazie al porto ed all’aeroporto. A pochi chilometri di distanza, invece, la nostra economia, l’economia trapanese, rischia di collassare.

Il motivo di tali profonde divergenze tra i percorsi di crescita del trapanese e del palermitano è, a mio avviso, da ricercarsi in alcune “mancanze” della politica trapanese. Da parte mia, sia chiaro, non si intende addossare responsabilità a nessuno in particolare, poiché tali “mancanze” iniziarono a manifestarsi già una decina d’anni addietro, quando la quasi totalità della classe dirigente attuale non era ancora al servizio della collettività. Fatta questa precisazione, va rilevato che la politica locale non fa squadra, è divisa e divisiva, anche sui temi di interesse comune, e non ha una visione, un disegno complessivo di sviluppo da proporre ed imporre attraverso un’azione unitaria multi-fronte.

A tal proposito, impressiona e preoccupa un dato oggettivo: le nomine del governo regionale nelle “posizioni” strategiche. Ai vertici delle Asp, del genio civile, dei consorzi di bonifica, degli ispettorati dell’agricoltura e di Airgest, infatti, siedono professionisti che per quanto autorevoli sono comunque espressione del palermitano e di altri territori, con i quali, si è oggi innescata una feroce competizione invece della sana collaborazione che sarebbe auspicabile.

Noi, cittadini della provincia di Trapani, saremmo capaci di esprimere risorse professionali altrettanto valide e preparate, le quali vengono invece sistematicamente, e scientemente, verrebbe da pensare, lasciate ai margini. L’aspetto più grave, in tutto ciò, è che le province limitrofe un “disegno” di sviluppo comune ce l’hanno ben chiaro e lo stanno attuando ed imponendo attraverso centri decisionali nei quali dovremmo far sentire la nostra voce con maggiore incisività.

In questo scenario, alla nostra comunità cosa rimane? Nelle prossime ore ci daranno un contentino con la nomina di Ombra a presidente dell’Airgest, dopo che, comunque, è stata fatta terra bruciata del volano di sviluppo che era riuscito a diventare l’aeroporto Vincenzo Florio. Angius, il presidente uscente, è certamente un eccellente professionista, che ha trovato apprezzamenti trasversali da Crocetta a Musumeci, e proprio per questo stranizza che abbia “sbagliato” politica all’Airgest e che si sia fatto sfuggire Ryanair generando un risultato che dovrebbe fare riflettere: due milioni di passeggeri in più per Palermo e due milioni di passeggeri in meno per il Vincenzo Florio.

Un risultato che, da un punto di vista prettamente numerico, non è altro che una donazione collettiva di sangue della provincia di Trapani a favore di Palermo. Ex post capiremo meglio le ragioni di questa sciagura. Nel frattempo, occorre fare tesoro dell’esperienza che abbiamo fatto con l’aeroporto per comprendere qual è la posta in gioco.

Considerazioni analoghe potrebbero farsi per le politiche in favore del turismo e dell’agricoltura: a meno che non ci si decida a fare fronte comune, accadrà la stessa cosa che è accaduta con l’aeroporto e ulteriori ricchezze del nostro territorio verranno assorbite dal palermitano.

Ci sono in campo forze economiche imponenti, le quali trovano terreno fertile perché vanno oltre la politica ed a questa, in ogni caso, sembra sfuggire il disegno di invasione economica che stiamo subendo a vantaggio di pochi e con un danno per tutti. Fronteggiare i suddetti problemi è possibile ma, ripeto, occorre saper fare fronte comune. Per esempio le prossime opportunità, con le “Zes”, rischiano di trovarci impreparati e divisi.

Alla deputazione, ai sindaci, alla politica tutta, dunque, dico: siate uniti oltre gli steccati partitici in difesa del nostro territorio, ne guadagneremo in forza contrattuale.

Per tornare ad essere protagonisti bisogna trovare le ragioni dell’unità attorno ad un ampio e lungimirante disegno di sviluppo dell’intero territorio.

Quando si riuscirà a fare squadra avremo la forza contrattuale necessaria per cooperare con Palermo e province limitrofe e saremo certi che si sta ricercando il benessere dei cittadini e non di pochi.

Massimo Grillo

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MarsalaLive