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La sdraio di Giusi: “Professione insegnante…”

"'Tu, in quanto docente, fai tre mesi di ferie'. Ogni volta cerco di illustrare con argomentazioni dettagliate i vari impegni che legano gli insegnanti alla scuola per molto più tempo rispetto..."

LA SDRAIO DELLA GIUSI

PROFESSIONE INSEGNANTE

“Quant’è incombente la burocrazia, che rimane tuttavia! chi vuol esser docente, sia: di doman non c’è certezza”.

Vi è un’accusa che mi viene rivolta spesso: “Tu, in quanto docente, fai tre mesi di ferie!”. Ogni volta cerco di illustrare con argomentazioni dettagliate i vari impegni che legano gli insegnanti alla scuola per molto più tempo rispetto a quanto l’immaginario collettivo creda.

Fino ai primi di luglio si è impegnati con l’Esame di Stato; si può partire per il meritato riposo estivo dopo avere presentato il piano di ferie, firmato necessariamente dal Preside, e dopo aver comunicato il domicilio di reperibilità. I giorni effettivi di ferie estive sono trentasei, né uno di più né uno di meno.

In realtà, tale riposo risulterebbe più sereno se amici e parenti all’arrivo nei luoghi nativi, dopo un saluto caloroso, non mi chiedessero “Quando riparti?”. Questa domanda mette ansia, perché inevitabilmente mi fa pensare alla fine delle vacanze impedendomi di godere il presente. L’altra domanda che arriva puntualmente è: “perché così presto? La scuola inizia a metà settembre!”. Con molta pazienza spiego che la scuola richiede programmazione delle attività: gli alunni frequentano da metà settembre, per gli insegnanti vi sono tutti gli obblighi burocratici da espletare che generalmente iniziano per la scuola superiore l’ultima settimana di agosto.

Personalmente avverto il clima di inizio anno scolastico già dopo il 15 agosto quando arriva sulla mia testa, come la spada di Damocle, la circolare degli impegni prima dell’avvio delle lezioni. Non si può fare a meno di posporre la sua lettura perché, anche se resisto eroicamente e non mi collego al registro elettronico, c’è sempre qualche collega che, ardendo dal desiderio di comunicare l’elenco infinito degli impegni agostani e settembrini, condivide il documento scottante su WhatsApp, Messenger e tutti i social esistenti (la circolare arriva necessariamente!!!).

La lettura iniziale, sdraiata sul lettino, sotto un sole cocente, è micidiale perché mi catapulta dentro una realtà che avevo messo tra parentesi ai primi di luglio. La seconda lettura è peggiore della prima perché mi rendo conto che per due settimane intere, da fine agosto ai primi di settembre, sarò impegnata in diversi collegi dei docenti, riunioni varie di gruppo di lavoro, esami di recupero, esami di idoneità e integrativi, colloqui di accertamento delle competenze per gli alunni che hanno svolto l’anno scolastico all’estero e scrutini. Un vero e proprio stillicidio!!!

Arrivo al suono della prima campanella con l’effetto benefico delle vacanze praticamente dimezzato. Mi rimane la consolazione, mentre guardo i molteplici impegni pomeridiani contenuti nelle due pagine A3 del piano annuale delle attività collegiali, di trovare anche qualche giorno di festività e qualche ponte.

Per fortuna, però, che la scuola non sia fatta solo di burocrazia, incontri, colleghi, dipartimenti, consigli. Ci sono anche loro, i ragazzi, quelli che conosci per la prima volta in terza e quelli che ritrovi in quarta e quinta. Quando sto con loro, il primo giorno di scuola, mi chiedo come sarà il loro anno, se si impegneranno, se come insegnante riuscirò a toccare la loro mente e i loro cuori, se li farò appassionare alla disciplina o se la odieranno, se sarò costretta a mettere note e insufficienze, se mi regaleranno delle soddisfazioni. E poi arriva il momento in cui, guardando i miei alunni, mi auguro che, usciti dal circuito scolastico e intrapreso il loro percorso nel mondo del lavoro, qualcuno riesca a ricordare una qualsiasi questione affrontata in classe (il concetto di amore platonico, l’ironia socratica, il cogito di Cartesio, il fenomeno di Kant, la noia e il dolore di Schopenhauer) e che l’accendersi di questo pensiero li aiuti in qualche momento difficile o permetta loro di riflettere e di agire con più consapevolezza.

La mia speranza è che ciascuno di loro impari a utilizzare la propria testa e lo spirito critico, a non farsi condizionare, ad avere strumenti culturali adeguati ad affrontare il mondo esterno. L’insegnante non è colui che gode tre mesi di ferie, lavora per diciotto ore alla settimana, ha un posto statale; il bravo insegnante prende per mano i suoi alunni, tocca la loro mente e apre il loro cuore.

Giusi Paladino

la sdraio di giusi

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