Consiglio comunale di Marsala: in scena il terzo atto

Il pensiero di: Alagna/Meg, Licari/Marmee, Meo/Beth, è degno di "piccole donne crescono". Chapeau. Parola a Ferreri e perché no, alias Fortebraccio dell'Amleto, anche lui rivendica...

Marsala – Ieri altra puntata della tragicommedia consiglio comunale di Marsala anno domini MMIXX d.c., Sturiano alias Re Claudio, dà il ciak alle ore 17.25. Comunicazioni: Galfano alias Polonio, lamenta l’assenza perenne dalla scena del sindaco, alias Dioniso I. È la volta della Genna, alias Kay Casparotta, che tratta uno dei suoi cavalli di battaglia, la gestione cimiteriale, e se tutto ad oggi sia avvenuto secondo regolamento, altrimenti chiede la rimozione dell’assessore al ramo.

Piccoli frammezzi nella scena principale, essa è aperta dall’Arcara’, il testo vuole che si esponga a sala delle lapidi il crocefisso. Arcara’ smette i panni di Amelié e indossa quelli dell’Oriana Fallaci nazionale ed esprime tutta la “rabbia e l’orgoglio”, rabbia per la decadenza del mondo occidentale e l’orgoglio nel rivendicare il simbolo del mondo occidentale, appunto il crocefisso. Inizia tutta una lettura storica del cristianesimo e del valore simbolico del crocefisso, che esprime a detta, di Arcara alias Amelie’, alias Oriana, soprattutto sofferenza.

Prende la parola la Alagna alias Meg, la Licari alias Marmee, la Meo alias Beth, esprimendo tutte l’idea che la fede religiosa abbia una dimensione privata, che la fede si esprima anche tramite l’accoglienza come professava l’uomo sulla croce: <>, vangelo secondo Matteo capitolo 25,34-35, particolare non secondario per lo scrivente e non solo.

Il pensiero di: Alagna/Meg, Licari/Marmee, Meo/Beth, è degno di “piccole donne crescono”. Chapeau. Parola a Ferreri e perché no, alias Fortebraccio dell’Amleto, anche lui rivendica la dimensione privata della fede. È la volta di Coppola Flavio, alias Orazio, amico di Amleto/Rodriquez Aldo, nell’accezione della consiliatura vigente, ma non sull’argomento in scena ovverosia il crocefisso. Coppola Flavio, alias Orazio, sostiene che Arcara, alias Amelie’ alias Oriana, non necessita di difensore ma appoggia l’istanza della stessa, ma la battuta da Ubu(Oscar teatrale italiano), deve ancora pronunciarla, reclama il “crocefisso italiano”.

L’ebreo di famiglia, come Cristo, Woody Allen la inserirebbe in un suo monologo. O forse è un lapsus Freudiano /Salviniano. Sulla querelle storica tra la Ingrassia alias Gertrude e la Arcara/Amelie’/Oriana, sulla lezione o tentativo di essa di filosofia morale ed Etica della Arcara/Oriana, rimandiamo alla prossima puntata , forse.

Cara Arcara simbolo per simbolo, allora perché no l’uomo Vitruviano di Galileo Galiei, l’uomo come misura di tutte le cose. Oppure i busti di Guido Calvacanti, Girolamo Savonarola o Umberto Galimberti? Il crocifisso lasciamolo in chiesa e nella sfera privata delle esistenze dei cristiani e non.

L’istanza sulla esposizione del crocefisso in aula consiliare viene accolta, seppure con una risicata maggioranza.
Il racconto di un segmento del consiglio comunale di ieri non vuole urtare la sensibilità umana e politica di nessuno, è ironico, solo ironico e tale resta.

Vittorio Alfieri

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