Sindaco - Di Girolamo

Giovane sub marsalese si trova davanti un branco di squali a Capo Feto. Intervista esclusiva

Benjamin Romeo: "Una esperienza traumatica. Un momento che non dimenticherò mai, mi si è bloccato tutto, non riuscivo più a fare niente. Un tappeto di squali sotto di me, una ventina più o meno. Tre metri di bestie..."

MarsalaMomenti di paura nelle nostre acque – tra Petrosino e Mazara del Vallo – presso la zona di Capo Feto. Fortunatamente i due sub (padre e figlio), coinvolti in questo incontro ravvicinato con gli inaspettati squali, sono riusciti a salvarsi dal pericolo senza essere attaccati. Un “evento irripetibile”, soprattutto per il giovanissimo sub marsalese Benjamin Romeo che ci ha raccontato la storia che ha coinvolto anche il papà, Massimo.

Quando e cosa vi è successo Benjamin?
“Un’esperienza traumatica. Fin da piccolo sono sempre andato a pescare, già a 6 anni ero completamente innamorato del mare e di questo mondo. Venerdì sono andato con mio padre per la classica pesca amatoriale, a Capo Feto, con la barca. Verso le ore 18, mentre che pescavamo, mi sono ritrovato accerchiato – inaspettatamente e con grande sorpresa – da tantissime ‘ricciòle’, pesci troppo buoni. Così ho sparato a quella più grossa con il fucile e ‘fortunatamente’ non l’ho presa. Era almeno cinque chili”.

Perché, “fortunatamente”?
“Perché non lo so davvero se sarei adesso qui a raccontarti quest’avventura… Il sangue del pesce avrebbe sicuramente attirato ancora di più gli squali. Intuivo, infatti, qualcosa di strano. Le ‘ricciòle’ dopo uno sparo di solito scappano e invece questa volta sono rimasti lì, vicino a me, come ‘a protezione’ di qualcosa. Non se ne sono affatto andate via. Ed ero felice in quel momento. Mai avevo visto tanti pesci vicino a me, tutti vicini tra di loro. Io, a questo punto, ho mirato nuovamente quella più grossa che prima avevo sbagliato. Ero pronto per sparare. Ero incredulo poiché sia questo pesce che molti altri sono rimasti attorno a me, senza allontanarsi. A un certo punto vedo un’ombra, una bestia di tre metri si avvicina a me. Un momento che non dimenticherò mai, mi si è bloccato tutto, non riuscivo a fare niente. Non sapevo tra l’altro cosa fare…”.

Tuo padre si è accorto di quello che ti stava succedendo? Era vicino a te?
“Mio padre era già sulla barca, era rimasto un’ora in acqua ed era salito. Ma non sapevo come comunicare con lui, non potevo gridare, non potevo fare troppo ‘casino’, anche perché gli squali nel frattempo erano aumentati, mi giravo attorno e ne vedevo sempre di più… Enormi, immensi, giganteschi, dei bestioni a branco. Ecco perché prima ho detto ‘fortunatamente non l’ho uccisa’ la ‘ricciòla’’, il sangue avrebbe attratto gli squali, che già erano vicini, ad un passo da me. E avevo bisogno di guardarli, non potevo alzare la testa, avevo necessità di vedere quello che facevano. Ho alzato solamente la mano nella speranza che mio padre capisse che avevo bisogno di aiuto. Ma lui non lo capiva, ovviamente, dalla barca non ha notato nulla. Di solito peschiamo con la barca ancorata, io da una parte e mio padre dall’altra parte. Sono stato circa un minuto con gli squali che mi circondavano, un minuto interminabile. Si allontanavano un po’ e giravano, ed erano nuovamente vicino a me, così come le ‘ricciòle’ che mi circondavano”.

Quanti ne vedevi di squali nei tuoi paraggi?
“Attorno ne avevo più o meno 7 o 8. Io stavo ‘morendo’, anche perché loro non se ne andavano. E fortunatamente mio padre ha capito finalmente che si doveva avvicinare a me. Non potevo dare a lui segnali troppo evidenti e mio papà vedendomi ‘sereno’ si è avvicinato quasi e solo per curiosità, come a dire ‘vediamo cosa ha preso mio figlio questa volta’. Io, per istinto (sbagliando), ho sparato un ultimo colpo alla ‘ricciòla’ e sono risalito per andare incontro a mio padre. Non so perché l’ho fatto, forse ancora non mi rendevo conto da chi fossi circondato in quel momento. E comunque ero quasi in superficie. Mio padre non ha visto niente, era concentrato a mettere la scaletta per farmi salire e tra l’altro non capiva il motivo per il quale io ho sparato e sono salito a razzo… Ero letteralmente ‘ca..to’, ‘ghiacciato’, immobile”.

Questo avvicinamento di tuo padre con la barca verso di te cosa ha “scatenato”?
“Inaspettatamente il contrario di quello cui credevo. Gli squali che prima erano intorno a me, andavano e ritornavano, con le vibrazioni forse causate dal movimento della barca ha fatto si che gli stessi squali si allontanassero da me, tutti. Ma vedo passare nel frattempo un tappeto di squali sotto di me, una ventina più o meno. Tre metri di bestie, enormi”.

Avete fatto qualche ricerca tornando a casa? Che tipi di squali potrebbero essere?
“Potevano essere degli squali Martello, con un muso così schiacciato e per il fatto che stanno in branco… Ma non ho la certezza assoluta. Cercavo di notare quando ero in mare se avessero la pinna bianca, ma non ho notato nient’altro purtroppo, solo il muso schiacciato”.

E se avessero avuto la pinna colorata…?
“L’anno scorso sono stato in Costa Rica ed ho fatto l’immersione con gli squali, ma ovviamente con l’istruttore, con gli squali con la pinna bianca che è innocuo, che non c’è alcun pericolo che attacchi l’uomo. E poi questi sono ‘piccolini’, massimo due metri. Questi invece erano tutti di tre metri e forse più. E cercavo qualche punto d’identificazione, una pinna colorata… Ma non ho visto nient’altro. Sono quasi sicuro che da ciò che ho potuto vedere e leggere in seguito, che si tratta di squalo Martello”.

Hai avvisato qualcuno, oltre alla nostra redazione?
“Certamente. La prima cosa che ho fatto. Ho avvisato la Capitaneria di Porto. Ho raccontato tutto quello che sto raccontando a voi”.

Come ti spieghi di questi squali così vicino a noi?
“Il periodo e il clima è strano, il mare negli ultimi giorni è stato calmissimo come non mai, piatto. Anche l’acqua è stata caldissima in questi giorni. Venerdì era addirittura 28 gradi. E lo dimostra anche il fatto che ci sono state tantissime meduse, anche a Torrazza. E di diverse specie, enormi. Magari le correnti calde e particolari hanno attirato questi squali… Ci sono state correnti di mare strane e con questa acqua calda molto probabilmente dalla costa africana si sono avvicinati a noi. Io pescavo in 7 metri d’acqua, non ero in acque profonde. A quest’altezza ci vanno anche tantissimi bagnanti a Capo Feto. Anche perché la spiaggia non era tanto lontana da dove eravamo noi. Proprio lì vicino c’è una scuola di kite, è una zona molto frequentata, la famosa ‘cala spaghetti'”.

Enzo Amato

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