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Marsala, Luana Alagna e Linda Licari sul “Registro bambini mai nati”

"Sembra essere tornati a percepire il rischio di scivolamento negli orrori degli stati totalitari in cui il controllo del corpo di uomini e donne era uno dei dispositivi con cui si esercitava quel potere..."

riceviamo e pubblichiamo

Marsala – La notizia della presentazione del ricorso al Tar contro la delibera che istituisce a Marsala il registro dei bambini mai nati rappresenta per noi, uniche due donne presenti in quella seduta di consiglio comunale ad aver votato contro quell’atto, un segnale importante a cui va tutta la nostra gratitudine. Vogliamo ringraziare così la CGIL Sicilia, la CGIL di Trapani, l’associazione Metamorfosi, l’Ande, L’UDI Franca Rame, Casa di Venere e la Commissione Pari Opportunità del Tribunale di Marsala per aver mantenuto viva la voce delle donne, mortificate da un provvedimento che in modo subdolo tenta di interferire sul diritto all’aborto, diritto faticosamente acquisito dopo anni di lotte in Italia e nel mondo.

Questa tipologia di provvedimenti, che negli ultimi anni hanno visto un incremento a livello comunale in varie località italiane, rientra in una vera e propria strategia politica. È risaputo infatti che tra i movimenti pro-life, che promuovono anche questo tipo di iniziative, e l’estrema destra vi sono strette connessioni. In tal senso la promozione di procedure volte a colpevolizzare la donna attraverso modifiche di regolamenti municipali, che riproducono cimiteri di stigma sociali, sono pratiche di sfruttamento utilitaristico del corpo e dell’esperienza femminile per fini politici.

Sembra essere tornati a percepire il rischio di scivolamento negli orrori degli stati totalitari in cui il controllo del corpo di uomini e donne era uno dei dispositivi con cui si esercitava quel potere pervasivo e onnipresente. La previsione di questi spazi all’interno del cimitero del Comune di Marsala rappresenta infatti un controllo indiretto del corpo delle donne, che passa attraverso il condizionamento psicologico di vedere materializzato in una sepoltura, “anche senza il loro espresso consenso”, come recita quella delibera, il frutto di un concepimento che per svariati motivi, sui quali nessuno può interferire e che non dovrebbero essere oggetto di discussione pubblica appartenendo alla sfera più intima e privata della persona, non è diventato vita umana. Attraverso l’utilizzo di feticci, come possono esserlo i cippi funerari, erigiamo memorie di dolore per fare entrare la donna nel tunnel della colpa. Ingerenze amministrative di questo tipo sono in linea con i dettami dello stato etico e non laico, in cui invece viene riconosciuto il pluralismo delle idee e delle scelte morali degli individui.

Il legislatore con la legge n. 194/1978 ha riservato alla donna un ruolo primario nella scelta procreativa sancendo il principio dell’autodeterminazione femminile. È questa l’unica via percorribile in una società laica e democratica, in cui insieme alla previsione di tutte le garanzie per praticare l’IVG in modo consapevole e responsabile, sono previste misure volte a risolvere i problemi sociali connessi, come l’aborto clandestino.

Siamo fiduciose pertanto nel favorevole accoglimento del ricorso grazie alla fondamentale azione della CGIL e di tutte le associazioni che hanno aderito, alle quali va la nostra profonda riconoscenza per aver proseguito laddove la nostra azione iniziale si è dovuta arrestare.

Luana Alagna
Linda Licari

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MarsalaLive