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“Don Puglisi, il sorriso che fece paura a Cosa Nostra”

Gianni Amoroso: "Don Pino si voltò e con il sorriso sulle labbra rispose: “Me l’aspettavo”. Grigoli puntò la pistola alla nuca del parroco e sparò. Il corpo cadde a terra ma quel sorriso non si spense..."

Riceviamo e pubblichiamo

Il 15 settembre 1993 non era un giorno come tanti per don Pino Puglisi. Era il giorno del suo 56° compleanno ma, come sempre, non aveva rinunciato al suo impegno quotidiano. Ancora una volta si era recato in comune a richiedere l’utilizzo di uno stabile in via Hazon 18, nel quartiere di Brancaccio, da sempre zona di mafia.

Nonostante le continue opposizioni da parte dei funzionari comunali 3P, come i ragazzi della sua parrocchia amavano chiamarlo, non si perdeva mai d’animo. Doveva essere così anche quella sera quando, mentre rientrava a casa in piazza Anita Garibaldi veniva avvicinato da due losche figure, Salvatore Grigoli e Gaspare Spatuzza.

Loro i killer che hanno ucciso don Pino. Lo videro arrivare a bordo della sua utilitaria, poi Grigoli prese l’arma. Toccava a lui sparare ma doveva sembrare una rapina. “Padre questa è una rapina” disse Spatuzza. Don Pino si voltò e con il sorriso sulle labbra rispose: “Me l’aspettavo”. Pochi attimi. Grigoli puntò la pistola alla nuca del parroco e sparò.

Il corpo senza vita del parroco di Brancaccio cadde a terra ma quel sorriso non si spense.

Gianni Amoroso

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Gianni Amoroso: "Don Pino si voltò e con il sorriso sulle labbra rispose: “Me l’aspettavo”. Grigoli puntò la pistola alla nuca del parroco e sparò. Il corpo cadde a terra ma quel sorriso non si spense..."
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