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Offesa al capo dello Stato: un atto di “bassa…Lega”

L'offesa è avvenuta all'assemblea giovanile della Lega a Pontida, con questo epiteto: "Mattarela mi fa schifo". Si può non condividere il pensiero, anche non rispettarlo, o il comportamento...

Non è possibile, è indecoroso. Un uomo delle istituzioni che offende un altro uomo delle istituzioni. L’offesa l’ha consumata il parlamentare e consigliere comunale di Verona, della Lega, Vito Comencini. L’istituzione bersaglio dell’offesa è il presidente della repubblica italiana Sergio Mattarella. L’offesa è avvenuta all’assemblea giovanile della Lega a Pontida, con questo epiteto: “Mattarella mi fa schifo”.

Non si offende a prescindere, comunque e dovunque. Si elencano alcuni buoni motivi nel caso specifico, di cui si scrive. Il Comencini è di nascita classe 1987, ancora non trentaduenne, Mattarella classe 1941. La differenza di età è alquanto notevole, 47 anni, educazione vuole che non si offendano le persone più grandi.

Si può non condividere il pensiero, anche non rispettarlo, o il comportamento, ma non s’ingiuria, dovesse farlo la persona soggetto di azioni sbagliate, si denuncia non si offende. Adesso l’educazione istituzionale, il Comencini nei suoi ruoli istituzionali, due, avrebbe tra i suoi compiti anche educare con il proprio esempio la cittadinanza. Il presidente della repubblica nella scala istituzionale di persone fisiche è al primo posto, seguono presidenti di senato e camera, presidente del consiglio dei ministri, corte costituzionale.

Alcuni giuristi sostengono che il Comencini possa aver commesso il reato di vilipendio al presidente della repubblica italiana, reato perseguibile d’ufficio dall’articolo 278 del codice penale,con pena sanzionatoria da uno a cinque anni di reclusione. Semmai dovesse essere perseguibile penalmente il Comencini e condannato, i tre organi competenti, magistratura (procuratore generale della corte di appello), esecutivo ( ministro della giustizia), e poi dal soggetto destinatario dell’offesa, il presidente della repubblica, siano d’accordo nel concedergli la grazia, sarebbe un atto di” pietas” ed educazione civica, più efficace della pena, che ha il fine di rieducare il reo.

La “pena” della grazia sarebbe rieducativa. L’iter per la concessione della grazia inizia dalla domanda di essa, chiesta dal reo, o congiunti,o legali, lo faccia Comencini, potrebbe equivalere a chiedere scusa. Non dovesse essere richiesta, la conceda il presidente della repubblica come previsto dall’articolo 681 CPC, con o senza condizioni, sia esso Mattarella (difficile la sentenza deve passare in giudicato) o il presidente che verrà eletto nel 2022.

Vittorio Alfieri

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