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Strage di Piazza Fontana: una storia dolorosa durata mezzo secolo

Era il 12 dicembre 1969, alle ore 16.37 esplodeva nella banca nazionale dell'agricoltura in piazza Fontana a Milano un ordigno, 7kg di tritolo. L'esplosione causò 17 morti e 88 feriti. Ore 16.55...

Mezzo secolo finora, 50 anni fa, 18.298 giorni or sono. Era il 12 dicembre 1969, alle ore 16.37 esplodeva nella banca nazionale dell’agricoltura in piazza Fontana a Milano un ordigno, 7 kg di tritolo. L’esplosione causò 17 morti e 88 feriti. Ore 16.55 un altro ordigno esplose nel sotterraneo della Banca Nazionale del Lavoro nella sede di via San Basilio in Roma 14 feriti, altri due esplosivi, all’Altare della Patria 4 feriti, Piazza Venezia nessuno, un quinto inesploso nei pressi della Scala a Milano. Fu l’inizio della strategia della tensione, termine coniato dal settimanale inglese The Observer.

La verità storica e giudiziaria sentenziò che su quegli episodi fu esercitato artatamente del depistaggio. La diciottesima vittima riconosciuta storicamente fu Giuseppe Pinelli, anarchico fermato nelle ore successive è che il giorno della sua morte, cadde da una finestra della questura, nella quale era in stato di fermo illegale, erano scadute le 48 ore previste dalla legge, e fermo non convalidato dalla magistratura, insomma Pinelli non doveva stare lì contro la sua volontà. I depistaggi erano rivolti a creare uno stato di necessità inesistente che portasse alla nascita di un governo autoritario, i riferimenti erano la Spagna di Franco, la Grecia dei colonnelli. Il piano non riuscì per rivolta silenziosa dei partecipanti ai funerali delle vittime in cui le autorità erano assenti.

Altra vittima di quella vicenda fu il commissario Luigi Calabresi, la sua assenza nella stanza che “ospitava” Pinelli fu dimostrata certosinamente. Questo non impedì una campagna denigratoria condotta dalla stampa, soprattutto da ambienti di sinistra, nel 1972 il commissario venne ucciso. Per l’omicidio furono condannati esponenti del movimento di sinistra Lotta Continua, mandanti Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani, esecutori Ovidio Bompressi e Leonardo Marino.

Per la strage di Piazza Fontana fu condannato Carlo Digilio, prescritto, esponente di Ordine Nuovo, movimento neofascista. Ulteriori morti ci furono negli anni successivi, la storiografia data nel 2 agosto 1980 strage della stazione di Bologna, 85 morti, responsabili 3 esponenti dei Nuclei Armati Rivoluzionari, organizzazione terroristica neofascista, la fine della stagione della tensione.

Con i dovuti distinguo e la considerazione oggettiva che il contesto sociale è fortunatamente diverso e non c’è stata e non ci sarà alcuna strage, è indubitabile però che la tensione nell’agone politico italiano è altissimo, ultimo esempio il trattato salva Stati della UE.

Forse è il caso di imparare dalla storia.

Vittorio Alfieri

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