Tornano a splendere gli arazzi fiamminghi di Marsala

"L'iniziativa nasce per far conoscere da vicino i manufatti e per testimoniare la specializzazione dei tecnici addetti al recupero di queste preziose opere tessili che appartengono alla Chiesa Madre di Marsala"

È un cantiere aperto al pubblico che, ogni venerdì mattina dalle 9 alle 13 nella bella cornice dell’Oratorio dei Bianchi di Palermo, potrà assistere ai lavori di restauro degli 8 arazzi fiamminghi della collezione di Marsala. Un work in progress, che dovrebbe essere completato da pannelli esplicativi e materiale documentario, presentato stamattina alla stampa dall’assessore regionale ai Beni culturali Alberto Samonà.

“L’iniziativa – ha spiegato – nasce per far conoscere da vicino i manufatti e per testimoniare la specializzazione dei tecnici addetti al recupero di queste preziose opere tessili che, dal 1589, appartengono alla Chiesa Madre di Marsala”.

Una volta restaurati gli arazzi saranno esposti nell’area absidale della Chiesa del Collegio, edificio che dipende dalla Chiesa madre. Perché, come ha ricordato il vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero, gli arazzi non possono lasciare la Matrice, pena la loro assegnazione alla diocesi mazarese. Nel presentare il progetto, il direttore dei lavori architetto Luigi Biondo, oggi alla guida del Museo di Palazzo Riso, ha ricordato che il nuovo spazio museale, destinato a completare l’importante circuito turistico monumentale di Marsala, ospiterà anche antichi paramenti sacri, pure questi in corso di restauro.

L’allestimento è stato concepito per consentire una lettura unitaria del racconto della guerra giudaico-romana (66 – 68 dopo Cristo) illustrata secondo il testo dello storico di origine ebraica Giuseppe Flavio. Ma queste opere, prodotte a Bruxelles in piena Controriforma, in realtà nascono per chiedere a Filippo II clemenza nei confronti dei Calvinisti olandesi, così come molto tempo prima i Romani lo erano stati nei confronti degli Ebrei.

Le tele, intessute con un raffinato intreccio di lane e sete dai bellissimi colori, costituiscono una delle raccolte più importanti d’Italia. Furono donate dalla regina d’Inghilterra Maria I Tudor a monsignor Antonino Lombardo, già vescovo di Messina, come ringraziamento per averla accolta dopo una tempesta che l’aveva costretta a riparare nel porto marsalese. Fu Lombardo a legare gli arazzi alla Chiesa madre di Marsala, nella cui area absidale vennero esposti e quasi dimenticati per lunghi secoli. Nel 1970 la Regione avviò una complessa opera di restauro e dalla prima metà degli anni ’80 le tele vennero ospitate in una sede provvisoria. Giacomo Mirto, coordinatore del restauro, ha spiegato il tipo di tecnica impiegata per consolidare i numerosi stacchi presenti nella trama, mentre l’ordito si presenta in condizioni solide. Al momento i tecnici stanno lavorando sulla prima scena che rappresenta la caduta di Giotapata ad opera di Vespasiano e sulla ottava che racconta il sacrificio di Tito a Jahvè. Costo dei lavori 110.000 euro, mentre il nuovo museo costerà poco più di 2 milioni e cinquecentomila euro.

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MarsalaLive