Bancarotta fraudolenta, ingegnere e imprenditore edile condannato a tre anni di carcere

Tribunale di Marsala. Il procedimento è scaturito da un’indagine sulla famiglia del defunto boss mafioso Mariano Agate, consuocero di Gancitano. Questi comprò a Milano un appartamento...

Il Tribunale di Marsala ha condannato per bancarotta fraudolenta, a tre anni di carcere, Vito Gancitano, 75 anni, ingegnere ed imprenditore edile di Mazara del Vallo, ex legale rappresentante e amministratore unico della «Gancitano Costruzioni srl», dichiarata fallita nel novembre 2012. Gancitano è stato, inoltre, condannato a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici, a 3 anni di inabilità all’esercizio di attività imprenditoriale e a risarcire la parte civile, e cioè la curatela fallimentare della sua ex impresa edile, con 791 mila euro. Quest’ultima parte della sentenza è stata dichiarata esecutiva.

Il procedimento è scaturito da un’indagine sulla famiglia del defunto boss mafioso mazarese Mariano Agate, consuocero di Gancitano. Questi, infatti, comprò a Milano un appartamento per un milione e 128 mila di euro e lo intestò alla figlia Rossella, sposata (poi separatasi) con un figlio del boss di Cosa Nostra.

La Dia di Trapani, quindi, sospettò che quella somma potesse essere del boss e quindi costituire eventuale riciclaggio di “denaro sporco”. Ma dalle successive indagini della Guardia di finanza di Mazara emerse che il denaro era stato prelevato a più riprese, tra il 2009 e il 2011, dalle casse della «Gancitano Costruzioni», che nel 2009 era «già gravata da un indebitamento di 8.725.293 euro».

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MarsalaLive