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lunedì, 6 Febbraio 2023

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Sanremo 2022, Roberto Saviano ricorda Falcone e Borsellino: “Il coraggio è sempre una scelta”

Ricorda Falcone e Borsellino: "Il silenzio favorisce le mafie. La loro storia è la storia di chi sceglie pur sapendo di rischiare, uomini e donne di giustizia finiti sotto i colpi delle mafie", citando gli esempi di Chinnici, Terranova, Saetta, Costa, Giacomelli, Livatino...

Il festival di Sanremo rende omaggio in apertura di serata al presidente Mattarella che oggi ha giurato per il mandato bis. “Buon lavoro, presidente – ha detto Amadeus -, per esprimere la gratitudine e l’affetto che proviamo. Lei è stato un punto di riferimento e lo è stato anche oggi quando ha ricordato l’importanza della cultura, delle arti, del teatro, cinema e musica”. Poi il conduttore ha voluto offrire a Mattarella un ricordo musicale: “Lei nel 1978 alla Bussola di Viareggio con sua moglie e suo fratello Piersanti era tra i fortunati dell’ultimo leggendario concerto di Mina. E allora ecco ‘Grande grande grande’ che è quello che pensiamo di lei”.

E tutti in piedi al teatro Ariston per le vittime delle stragi di Capaci e Via d’Amelio. Mentre Amadeus elenca i loro nomi sul palco di Sanremo, a partire da quelli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, il pubblico si alza in piedi ad applaudire l’ingresso di Roberto Saviano, ospite del Festival per commemorare le vittime di mafia.

A trent’anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, Roberto Saviano è sul palco dell’Ariston per “ricordare, ma ricordare – dice – non è un atto passivo, viene da ‘re-cordari’, rimettere nel cuore, non vuol dire provare nostalgia per Falcone e Borsellino, ma rimetterli in vita sentendoli battere in noi”.

“Molti di noi – dice lo scrittore – ancora non c’erano, eppure la loro storia è parte della nostra memoria collettiva, per tutti noi sono simboli di coraggio, che è sempre una scelta, di fronte alla necessità di cambiare le cose si può scegliere o lasciar perdere, ma non scegliere è rendersi complice”.

La loro storia “è la storia di chi sceglie pur sapendo di rischiare”, sottolinea ancora Saviano, citando gli esempi di Chinnici, Terranova, Saetta, Costa, Giacomelli, Livatino, “uomini e donne di giustizia finiti sotto i colpi delle mafie”.

Falcone e Borsellino oggi “celebrati come eroi”, subirono la delegittimazione, “furono accusati di spettacolarizzare il loro lavoro, di Falcone si arrivò a dire che la borsa con 58 candelotti all’Addaura se l’era messo da solo: non c’erano i social ma c’erano gli haters”, ricorda lo scrittore, e quel fango “li aveva isolati e resi facili obiettivi, ma non è riuscito a sporcare il loro esempio”.

Ricorda poi la storia di Rita Atria, che a 17 anni divenne la prima testimone di giustizia d’Italia grazie all’aiuto di Paolo Borsellino e che si tolse la vita dopo la morte del giudice, ma “la sua testimonianza portò alla condanna di molti mafiosi. Il coraggio dei testimoni di giustizia è di chi sa che cambierà la propria vita e di quelli accanto a sé”.

“La neutralità – punta il dito Saviano – non ci tiene in sicurezza, ci costringe a rinunciare alla libertà, alla dignità, al diritto di ricercare la felicità. Il silenzio favorisce le mafie e lascia solo chi le contrasta”, ma Falcone e Borsellino e Rita Atria “sono semi che sono germogliati, semi che possono diventare radici”. Il monologo dello scrittore – che dal 12 febbraio condurrà su Rai3 Insider – si chiude con un brano di un tema di Rita Atria: “Se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo”.

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