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lunedì, 24 Giugno 2024

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I “Guardiani del Territorio”: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”

"Per 6 lunghi anni il Marsala, uno dei vini siciliani più ricchi di storia e di tradizione, soffriva per l’assenza di un Consorzio di tutela in grado di rilanciarne la sua immagine e…"

Marsala – Avevamo salutato con piacere, lo scorso 11 novembre, la rinascita del Consorzio di tutela dei vini DOC Marsala, dopo sei anni di messa in castigo da parte del Ministero dell’Agricoltura. Nel 2016, infatti, il Ministero aveva deciso di non riconoscere più il Consorzio di tutela del vino Marsala Doc esistente, fondato nel 1963, perché in aperto contrasto con il D.Lgs. n° 61 dell’8/4/2010 secondo il quale “il Consorzio di tutela deve essere rappresentativo di almeno il 35% dei viticoltori e di almeno il 51% della produzione di competenza dei vigneti iscritti nello schedario viticolo della relativa DOP o IGP”. Di fatto il Ministero contestava che i produttori di uve erano stati esclusi dai processi decisionali che riguardavano la Doc Marsala. Ora finalmente questo vulnus viene sanato.

Per 6 lunghi anni il Marsala, uno dei vini siciliani più ricchi di storia e di tradizione, soffriva per l’assenza di un Consorzio di tutela in grado di rilanciarne la sua immagine e di curarne efficacemente la promozione sui mercati internazionali, oltre che difenderlo dai numerosi tentativi di imitazione.

Tuttavia, la composizione dei voti all’interno dell’assemblea dei soci, ci ha fatto immediatamente venire un attacco di “gattopardite”. Infatti, malgrado nella nuova compagine sociale siano entrati a far parte i viticoltori, attraverso le cantine sociali del territorio, il loro peso è pressoché nullo. Basta verificare la distribuzione dei voti alle diverse componenti: su 8187 voti assembleari totali le prime tre maggiori cantine (Carlo Pellegrino e C. SpA, Duca di Salaparuta SpA e F.lli Lombardo fu Giuseppe e C. srl) ne rappresentano 4162 cioè oltre il 50%, mentre tutte le cantine sociali non arrivano a 1000 voti. Sul punto appare molto appropriato quanto si legge sulla Treccani a proposito della “gattopardite”: atteggiamento (tradizionalmente definito come trasformismo) proprio di chi, avendo fatto parte del ceto dominante o agiato in un precedente regime, si adatta a una nuova situazione politica, sociale o economica, simulando d’esserne promotore o fautore, per poter conservare il proprio potere e i privilegi della propria classe”. 

Non ci facevano stare tranquilli nemmeno le prime dichiarazioni del neopresidente Renda quando affermava che tra i primi obiettivi del nuovo Consorzio c’è “il riconoscimento dell’erga-omnes, la tutela e valorizzazione dei territori vocati alla produzione di vino Marsala, oltre che del territorio stesso e la modifica del disciplinare di produzione, con l’inserimento della menzione unità geografica aggiuntiva “Sicilia”, al fine di valorizzare ancora di più il marchio “Marsala” nel mondo”. Nulla sulla riduzione della zona di produzione o sulla valorizzazione del Marsala vergine.

Purtroppo avevamo ragione. Dopo un anno di immobilismo, la montagna ha partorito il topolino. Apprendiamo, infatti, dal sito dell’Assessorato dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca

Mediterranea che è stato pubblicato il 25 di ottobre un Avviso pubblico avente per oggetto “Richiesta di modifica del disciplinare di produzione della DOC Marsala”. L’unica modifica richiesta è quella relativa all’uso dell’unità geografica più ampia “Sicilia” ai sensi dell’articolo 29 comma 6 della legge 238/2016.

Con questa modifica proposta il nuovo Consorzio sembra dimenticare quale è il ruolo di un Consorzio di Tutela e Promozione di una Denominazione, diventando, di fatto, una “succursale” del Consorzio DOC Sicilia.

Parafrasando le intenzioni del Consorzio è come dire che mettendo nella stessa vetrina i gioielli (i vini Marsala DOC) e la bigiotteria (i vini DOC Sicilia) chi ci guadagna sono i gioielli. Roba da stravolgere tutte le teorie di marketing.

Prevedendo tempesta, nel corso della prima iniziativa pubblica che “I Guardiani del Territorio” hanno tenuto il 25 febbraio 2023 presso il complesso monumentale di San Pietro dal titolo “RIPRENDIAMOCI L’ACQUA ……………………….RILANCIAMO IL VINO MARSALA”, avevamo

avanzato alcune proposte che oggi rilanciamo con forza ritenendole fondamentali per il rilancio del vino DOC Marsala:

  1. trasformare in DOCG il Marsala Vergine:

La trasformazione del Marsala Vergine in DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) potrebbe contribuire a rilanciare il Marsala e a migliorare la sua reputazione sul mercato.

Inoltre, la trasformazione in DOCG potrebbe anche aiutare a proteggere il nome “Marsala” e a prevenire l’uso improprio del marchio, il che potrebbe essere un fattore importante per garantire che il Marsala continui a essere un prodotto di alta qualità e prestigio.

  1. ridurre la zona di produzione per il Marsala Vergine:

La riduzione della zona di produzione del Marsala Vergine potrebbe avere un effetto sul rilancio di questo vino e aumentare la qualità del Marsala, poiché la concentrazione della produzione in un’area più piccola potrebbe rendere più facile per i produttori monitorare e controllare la qualità delle uve e del vino. Ciò potrebbe anche aumentare la percezione del valore del Marsala tra i consumatori, poiché il vino prodotto in un’area più ristretta potrebbe essere percepito come più raro e di qualità superiore.

  1. sfruttare il fatto che il vino Marsala ha lo stesso nome della città in cui viene prodotto: Sfruttare il fatto che il vino Marsala ha lo stesso nome della città di Marsala può essere molto utile in termini di marketing e promozione.

Per i “Guardiani del Territorio”

Il portavoce Davide Piccione

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