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sabato, 13 Luglio 2024

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Petrosino, lettera aperta del sindaco per dare dignità e ricordo ai migranti scomparsi

"Quelle 30 mila vite sono sprofondate sempre più in un silenzio terribile e assordante. E’ un silenzio che grida, anche se facciamo finta di non sentirlo, la nostra colpevolezza morale. L’indifferenza non ci assolverà al tribunale della Storia…"

Petrosino – A seguito dell’ennesima strage del Mediterraneo, che ha visto la morte di 12 migranti a largo delle coste Siciliane, il Comune di Petrosino ha dato la propria disponibilità e la Prefettura di Agrigento ha disposto che due delle dodici salme recuperate dalle ONG venissero seppellite presso il Cimitero di Petrosino.

“Nulla osta, protocolli, autorizzazioni e certificati. Solo le fredde e puntuali parole della burocrazia hanno accompagnato le due salme che da Lampedusa sono arrivate al cimitero di Petrosino per il seppellimento. Sono due salme dell’ennesimo naufragio nel nostro mare. Due semplici lettere a contraddistinguerle. Due stupide lettere in maiuscolo a condensare due vite arrivate chissà da dove. Si portavano sicuramente addosso solo i loro pochi anni, perché la carne da macello che insanguina questo mare nostro non ha neanche la valigia di cartone e lo spago dei nostri emigranti. L’umanità che attraversa questo mare si porta in dote solo la sua poca vita, la sua gioventù piena di una disperata speranza, quella che da anni ormai sprofonda nelle acque di questo mare Mediterraneo. 

Si porta nel nome la promessa dell’incontro e del dialogo questo mare, è il mare che media le terre. Questo è ciò che è stato per secoli. Nella vivida immaginazione di un profeta doveva essere il lago di Tiberiade, punto di attrazione e di gravitazione dei popoli: “perché da Oriente e da Occidente le nazioni vengano a bagnarsi in questo grande lago di Tiberiade, che è per definizione, il lago di tutta la terra”. 

Oggi questo sogno di pacificazione si inabissa impietosamente. Da anni questo mare che doveva essere spazio di dialogo e di pace si è trasformato in un cimitero. Sono passati più di dieci anni da quel 2013, quando a largo di Lampedusa morirono 368 persone migranti. Ci indignammo e contriti ci battemmo il petto. 

Da quel 2013 L’OIM stima che i morti nel Mediterraneo siano quasi 30.000. Ed è un numero che molte organizzazioni non governative ritengono sottostimato. Il Mediterraneo è “un enorme cimitero dove molti fratelli e sorelle sono privati perfino del diritto di avere una tomba” diceva Papa Francesco a Marsiglia pochi mesi fa davanti a Notre Dame del la Garde. Stigmatizzava l’indifferenza che insanguina il Mediterraneo Papa Francesco, usava termini forti, inequivocabili.

I titoli di giornale sui morti in mare piano piano si sono sbiaditi, la nostra indignazione e il nostro dolore a poco a poco si sono affievoliti. Quelle 30 mila vite sono sprofondate sempre più in un silenzio terribile e assordante. E’ un silenzio che grida, anche se facciamo finta di non sentirlo, la nostra colpevolezza morale. L’indifferenza non ci assolverà al tribunale della Storia. Questi morti, ancora prima e ancora di più dei morti delle nuove guerre, che non siamo più capaci di ripudiare, sono i morti della nostra crisi morale. Sono i morti di un’Europa che smarrisce i principi fondamentali della sua stessa ragion d’essere, i principi di libertà, di rispetto della dignità umana, della sacralità della persona. Le parole perdono il loro peso. Forse anche chiamarlo cimitero rivela ormai soltanto la nostra meschina ipocrisia.  

Questo mare non è solo un cimitero. E’ la scena di un crimine come scrivevano i volontari di Saving Humans Mediterranea. E’ lo specchio della nostra ipocrisia e delle nostre scelte politiche nazionali ed europee. Le scelte di chi si è seduto con i dittatori per consegnare donne e uomini alle torture, di chi ha delirato di blocchi navali e muri sull’acqua, di chi ha alimentato l’odio, il razzismo, la xenofobia. Non basta più dire che è un cimitero. In questo mare, donne, uomini, bambini sono morti anche per quello che noi abbiamo fatto o non abbiamo fatto. 

Non so precisamente perché mi ritrovo a scrivere e a chi sono rivolte queste mie parole. Non hanno forma né di un comunicato stampa né di una dichiarazione politica. Sono parole probabilmente inusuali per un sindaco, ancor di più se di un piccolo e periferico comune. Sono parole forse inutili. Ma dentro questo assordante silenzio volevo almeno che i due corpi che riposeranno nel nostro cimitero avessero qualche parola, un pensiero, un fiore o una preghiera che li accompagni. Che fossero qualcosa di più di due stupide lettere di un protocollo burocratico”.

Giacomo Anastasi

Sindaco di Petrosino

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