Condanna Martina Gentile
Marsala – Martina Gentile, 33 anni, figlia di Laura Bonafede, storica compagna del boss Matteo Messina Denaro, è stata condannata a quattro anni e otto mesi di reclusione e a un anno di libertà vigilata per favoreggiamento e procurata inosservanza della pena, con l’aggravante di aver agevolato Cosa nostra. Secondo l’accusa, la donna avrebbe avuto un ruolo attivo nello scambio di comunicazioni riservate durante la latitanza del boss.
Il legame con Messina Denaro e le accuse
La Procura, che ne aveva chiesto l’arresto, l’aveva definita “totalmente votata alla causa di Messina Denaro”, disposta a tutto pur di proteggere il capomafia, che considerava una figura paterna. Il padre naturale della giovane, infatti, sta scontando una condanna all’ergastolo per omicidio.
Martina Gentile, maestra come sua madre, avrebbe gestito la corrispondenza segreta del boss, collaborando con Lorena Lanceri, altra figura chiave nell’organizzazione della rete di comunicazione. Lanceri, già condannata in appello, avrebbe consegnato alla Gentile i “pizzini” scritti da Messina Denaro, che poi venivano recapitati ai destinatari, tra cui la stessa Bonafede. Gli incontri per lo scambio dei messaggi avvenivano spesso nello studio dell’architetto Stefano Tramonte, ex assessore all’Urbanistica del Comune di Campobello di Mazara, dove entrambe le donne lavoravano.
La difesa e la sentenza del tribunale
Nel corso del processo, Martina Gentile ha dichiarato di aver rinnegato Messina Denaro, ammettendo di aver sbagliato a nutrire affetto per un uomo che non lo meritava. Tuttavia, il giudice del Tribunale di Palermo ha ritenuto il suo ravvedimento non sincero, confermando la condanna.
Nel linguaggio cifrato dei “pizzini”, il boss si riferiva alla Gentile con il soprannome di “Tan”, manifestandole il suo affetto quasi paterno. Durante il processo, la donna ha raccontato di aver conosciuto il boss sotto il falso nome di Francesco Averna, senza sapere inizialmente la sua vera identità. “A me piaceva, sentivo l’odore della schiuma da barba, e lui lo sapeva, per questo aspettava me per usarla”, ha dichiarato davanti al giudice.
Rischia di perdere la figlia
Oltre alla condanna, Martina Gentile deve affrontare una questione ancora più delicata: la possibilità di perdere la custodia di sua figlia. La Procura dei Minori ha infatti chiesto l’allontanamento della bambina, ritenendo che la madre possa avere un’influenza negativa su di lei. Il Tribunale dei Minori dovrà ancora pronunciarsi sulla richiesta.
Un caso che continua a far discutere e che aggiunge un ulteriore tassello nella ricostruzione della rete di protezione che ha garantito per anni la latitanza di Messina Denaro.






