Condanna per i fratelli Luppino: sei anni per favoreggiamento
Marsala – Il Tribunale di Marsala ha emesso una condanna per i fratelli Luppino, ritenendoli colpevoli di favoreggiamento aggravato e procurata inosservanza della pena. La sentenza prevede sei anni di carcere per Antonino e Vincenzo Luppino, rispettivamente di 42 e 37 anni, entrambi residenti a Campobello di Mazara, in provincia di Trapani.
La rete a sostegno della latitanza di Messina Denaro
I due fratelli sono finiti sotto processo con l’accusa di aver preso parte alla rete che ha sostenuto la latitanza di Matteo Messina Denaro, il boss mafioso arrestato nel gennaio 2023. Gli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo hanno ricostruito il ruolo svolto dai fratelli Luppino all’interno del sistema di protezione del capomafia castelvetranese.
Il tribunale ha riconosciuto la responsabilità per i reati di favoreggiamento aggravato, ma ha assolto entrambi dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
I figli dell’autista al centro dell’indagine
I due imputati sono figli di Giovanni Luppino, autista personale di Matteo Messina Denaro, arrestato insieme al boss fuori dalla clinica La Maddalena di Palermo. Le indagini hanno accertato come Antonino e Vincenzo Luppino abbiano contribuito al mantenimento della latitanza del capomafia, supportandolo logisticamente e partecipando a un sistema riservato di comunicazioni.
Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna più pesante
Durante il processo, il pubblico ministero Bruno Brucoli aveva richiesto una pena più severa: dodici anni di reclusione per ciascun imputato. I giudici del Tribunale di Marsala hanno deciso per una condanna per i fratelli Luppino pari a sei anni ciascuno.
Questa decisione arriva dopo una lunga fase istruttoria, in cui sono state analizzate prove e testimonianze sul coinvolgimento dei fratelli nell’organizzazione che ha garantito protezione a Messina Denaro.
La sentenza della Corte di Marsala
La sentenza definisce in modo chiaro le responsabilità dei fratelli Luppino. La corte ha stabilito che, pur senza un diretto coinvolgimento mafioso, i due abbiano fornito un contributo determinante alla latitanza del boss.
Questo nuovo pronunciamento giudiziario si inserisce nel percorso di contrasto alla criminalità organizzata intrapreso negli ultimi anni dagli organi inquirenti siciliani.
In bocca al lupo agli uomini e alle donne della giustizia che continuano a operare contro le organizzazioni criminali.
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