“Lo sport che unisce”: calcetto solidale per ricordare, includere, sperare

Sport, memoria e integrazione a Custonaci: il campo che avvicina le persone. Quando il pallone diventa ponte tra storie diverse. Nella Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione la Cooperativa Badia Grande ha promosso a Custonaci un incontro di calcetto tra minori MSNA “Fami 24 Welcome” e adulti dei SAI Marsala: istituzioni, associazioni e comunità insieme nel segno dell’inclusione

Lo sport che unisce

Custonaci/Marsala – Nella cornice della Baia di Cornino, ai piedi di Monte Cofano, “Lo sport che unisce” ha dato forma concreta al ricordo delle vittime dell’immigrazione e alla volontà di costruire relazioni positive. L’iniziativa, organizzata dalla Cooperativa Sociale Badia Grande, ha visto in campo i minori dei centri Fami 24 Welcome di Trapani e Salemi e i ragazzi dei SAI Marsala; l’obiettivo, dichiarato sin dall’avvio, era trasformare una commemorazione in un incontro vero. E infatti “Lo sport che unisce” è diventato il filo che collega memoria, integrazione e cittadinanza attiva.

Calcetto multietnico: il gioco come lingua comune

Sul prato sintetico messo a disposizione dall’ACD Custonaci, il pallone ha iniziato a rotolare e le differenze si sono sciolte in fair play e sorrisi. Le squadre si sono affrontate con passione, alternando azioni corali e gesti tecnici applauditi da compagni e avversari. Così il torneo ha mostrato il suo senso: creare occasioni semplici per conoscersi, riconoscersi e costruire fiducia.

Istituzioni presenti: comunità e sicurezza mano nella mano

All’evento hanno preso parte le autorità cittadine di Custonaci, tra cui il sindaco Fabrizio Fonte e il maresciallo Vito Angelo, comandante della locale Stazione dei Carabinieri. La loro presenza ha offerto un abbraccio istituzionale a progetti che uniscono accoglienza e legalità, valori che sul territorio camminano insieme.

Il contributo del mondo arbitrale e sportivo

A valorizzare il profilo educativo dell’appuntamento anche la partecipazione del presidente della Sezione AIA Trapani Michele Cavarretta e dell’arbitra Stefania Tranchida, che ha diretto la partita con competenza e serenità. Il coinvolgimento dell’Associazione Italiana Arbitri (Sezione di Trapani: aia-figc.it) ha evidenziato come le regole del gioco siano strumento di rispetto e non mero formalismo.

Memoria condivisa: la preghiera per le vittime del mare

La giornata si è aperta con un momento di raccoglimento guidato da don Antonio Peraino, arciprete del Santuario di Maria SS.ma di Custonaci (santuariodicustonaci.it), che ha ricordato le 368 vittime del naufragio del 3 ottobre 2013 e tutte le persone scomparse nel Mediterraneo. Parole sobrie e intense che hanno unito i presenti in un silenzio partecipe.

L’organizzazione: una rete che lavora ogni giorno

La regia dell’evento è stata curata dalle coordinatrici: Anna Maria Ruggirello per il SAI Marsala, Francesca Strippoli per Fami 24 Welcome e Greta per l’Area Progettazione della Cooperativa Badia Grande (badiagrande.it). Accoglienza, sicurezza, accompagnamento educativo: ogni dettaglio è stato pensato per fare del torneo una festa di comunità.

Dopo il fischio finale: il pane condiviso come simbolo

Conclusa la partita, ragazzi, operatori e ospiti hanno proseguito la giornata con un ristoro comunitario preparato dalle équipe multidisciplinari. Pane condito, strette di mano, foto e targhe ricordo hanno chiuso un appuntamento in cui lo sport ha mostrato tutta la sua forza sociale: la capacità di creare ponti dove spesso vediamo confini.

Il messaggio che resta: una Sicilia che accoglie e costruisce

“Lo sport che unisce” non è stato uno slogan, ma una pratica quotidiana di integrazione. Un passaggio, un abbraccio, un sorriso: da questi gesti nasce la convivenza. Custonaci e la rete dell’accoglienza ricordano così che la Sicilia sa accogliere, ricordare e costruire futuro, proprio lì dove il mare ha portato dolore e speranze.

Complimenti agli organizzatori e ai partecipanti: il campo di Cornino ha mostrato che il gioco di squadra è la via più semplice per sentirsi comunità.


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