Un grande telo bianco attraversa la Cattedrale
Mazara del Vallo – Il Sudario di Gaza arriva a Mazara e occupa simbolicamente la navata della Cattedrale con migliaia di nomi scritti a mano. L’iniziativa si è svolta domenica 20 settembre e ha richiamato durante l’intera giornata centinaia di fedeli, molti dei quali si sono soffermati in silenzio e in preghiera davanti al grande telo.
Il cosiddetto “Sudario di Gaza” misura circa 25 metri di lunghezza e 8 di larghezza. Secondo quanto riferito dagli organizzatori, riporta i nomi di oltre 18 mila bambini e bambine palestinesi uccisi nella Striscia di Gaza tra il 7 ottobre 2023 e la metà del 2025.
Il telo è stato realizzato dal Collettivo di Carnia per la pace per Gaza di Tolmezzo, in Friuli Venezia Giulia, e sta attraversando diverse località italiane. La tappa mazarese è stata promossa nell’ambito delle iniziative della Diocesi di Mazara del Vallo.
Il dato indicato nel comunicato è coerente nell’ordine di grandezza con quanto riferito da UNICEF nell’agosto 2025, quando l’organizzazione delle Nazioni Unite parlava di oltre 18 mila bambini uccisi a Gaza dall’inizio della guerra.
I nomi scritti a mano per restituire un’identità
L’obiettivo dell’iniziativa è trasformare un numero in una successione di nomi, richiamando l’attenzione sulle singole vite dietro alle statistiche delle vittime.
Il grande telo bianco è rimasto esposto per l’intera giornata all’interno della Cattedrale. Le sue dimensioni hanno permesso di svilupparlo lungo buona parte della navata, creando un’immagine di forte impatto visivo ed emotivo.
Prima che il sudario venisse nuovamente avvolto, nel pomeriggio si è tenuto anche un momento di preghiera.
Erano presenti il vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Angelo Giurdanella, il parroco don Edoardo Bonacasa e il vicario parrocchiale don Salvatore Gabriele.
Don Bonacasa: “Quelle cifre sono storie, volti e persone”
A spiegare il significato attribuito all’iniziativa è stato don Edoardo Bonacasa.
“Così restituiamo identità ai defunti”, ha sottolineato il parroco, ricordando come dietro quelle cifre ci siano “storie, volti e persone con un nome e un’età”.
Il riferimento al sudario, o kafan in arabo, richiama il telo funerario utilizzato per avvolgere il corpo del defunto. Nell’iniziativa promossa dal Collettivo diventa quindi un simbolo di memoria e dignità, attraverso il quale ogni nome scritto vuole rappresentare una persona e non soltanto una voce all’interno di un bilancio complessivo.
Centinaia di fedeli durante la giornata
Durante l’esposizione numerose persone hanno attraversato la Cattedrale e osservato il telo.
Secondo quanto riferisce la Diocesi, centinaia di fedeli hanno reso omaggio al Sudario di Gaza, soffermandosi in silenzio o in preghiera.
La scelta di occupare fisicamente uno spazio così ampio della chiesa ha reso immediatamente percepibile la quantità dei nomi riportati sul tessuto.
Una rappresentazione visiva pensata proprio per contrastare il rischio che le vittime dei conflitti vengano percepite esclusivamente attraverso grandi numeri.
Il significato della tappa a Mazara
Il Sudario di Gaza arriva a Mazara con un messaggio che la Diocesi ha voluto concentrare soprattutto sul valore della persona e della memoria.
La giornata non è stata presentata come un momento di analisi politica del conflitto, ma come un’iniziativa di raccoglimento davanti alle vite dei bambini e delle bambine uccisi.
La frase scelta per accompagnare l’esposizione, “Non sono numeri, ma persone”, sintetizza il senso attribuito alla tappa mazarese: riportare l’attenzione dall’enormità delle cifre alle singole identità.
Dopo il momento di preghiera, il grande telo è stato nuovamente raccolto per proseguire il proprio percorso, lasciando nella Cattedrale l’immagine di migliaia di nomi affiancati uno all’altro lungo decine di metri di tessuto.
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