Vino trapanese, quattro proposte per salvare il comparto: servono circa 105 milioni
Marsala – Il vino trapanese va sostenuto con misure immediate e strumenti già disponibili. È la posizione dell’associazione “I Guardiani del Territorio”, che ha presentato quattro proposte al Tavolo permanente Agricoltura – Trapani, con l’obiettivo di inserirle nella prossima manovra finanziaria regionale.
L’incontro si è svolto nella sede del Collegio Interprovinciale dei Periti Agrari e dei Periti Agrari Laureati di Trapani e Palermo.
Secondo l’associazione, le misure proposte potrebbero essere attuate utilizzando strumenti già previsti dalla normativa vigente o aggiornando norme esistenti, senza la necessità di costruire nuovi meccanismi legislativi.
Una crisi che pesa sull’intera provincia
Il quadro descritto dall’associazione riguarda soprattutto il peso delle giacenze, la bassa redditività per ettaro, le difficoltà finanziarie delle cantine sociali e la disponibilità limitata di acqua nelle dighe.
Secondo i dati riportati nel documento, le cantine della provincia di Trapani custodirebbero 1,407 milioni di ettolitri di vino ancora fermi nei serbatoi.
Una quantità che rappresenterebbe oltre la metà delle giacenze complessive della Sicilia.
L’associazione richiama inoltre il valore economico prodotto dall’uva nell’Isola, indicato in 3.826 euro per ettaro, e le condizioni delle dighe Rubino e Trinità, che avrebbero una disponibilità inferiore a un terzo della loro capacità.
“Nessuna nuova legge da inventare”
Uno dei punti centrali della proposta è proprio questo.
Secondo “I Guardiani del Territorio”, Il vino trapanese va sostenuto utilizzando strumenti già esistenti.
L’associazione sostiene che non servano nuove norme complesse o autorizzazioni straordinarie, ma soprattutto una scelta politica e risorse da inserire nella manovra regionale di fine anno.
Le quattro proposte vengono quindi presentate come interventi immediatamente attivabili.
Mille euro per ettaro ai viticoltori
La prima proposta riguarda un aiuto diretto di 1.000 euro per ettaro.
L’intervento dovrebbe partire da un minimo di 2.000 euro e arrivare a un massimo di 50.000 euro per azienda.
Il fabbisogno complessivo indicato dall’associazione è di circa 50 milioni di euro.
Secondo il documento, la misura potrebbe essere applicata attraverso il regime de minimis agricolo, già utilizzato in passato anche dalla Regione Siciliana per sostenere il comparto.
L’associazione richiama inoltre lo stanziamento da 50 milioni destinato ai cerealicoltori, sostenendo che una cifra analoga dovrebbe essere riconosciuta anche ai viticoltori.
Trenta milioni per le cantine sociali
La seconda proposta riguarda la capitalizzazione delle cantine sociali.
L’associazione chiede uno stanziamento di 30 milioni di euro.
L’obiettivo è rafforzare economicamente le cooperative e consentire loro di investire maggiormente nell’imbottigliamento.
Secondo “I Guardiani del Territorio”, una delle principali debolezze del sistema risiede proprio nella vendita di grandi quantità di vino sfuso.
Un modello che riduce il valore finale trattenuto sul territorio e rende le cantine più dipendenti dai prezzi determinati da altri operatori.
Un fondo di rotazione per ristrutturare i debiti
La terza proposta riguarda la situazione finanziaria delle aziende vitivinicole e delle cantine sociali.
L’associazione propone l’istituzione di un fondo di rotazione presso IRFIS o IRCA per consentire la ristrutturazione dei debiti a breve termine.
L’ipotesi è trasformare questi debiti in finanziamenti con durata fino a 25 anni.
Il meccanismo dovrebbe essere affiancato, secondo la proposta, dalla garanzia ISMEA e da un contributo sugli interessi attraverso il regime de minimis.
La caratteristica del fondo sarebbe quella di poter essere alimentato nuovamente con le somme restituite dalle aziende.
Venticinque milioni per la distillazione di crisi
La quarta proposta riguarda invece uno dei problemi più urgenti: le giacenze.
L’associazione chiede di destinare 25 milioni di euro alla distillazione di crisi.
Lo strumento è già previsto dalla disciplina europea del settore vitivinicolo ed è stato utilizzato anche in precedenti fasi di difficoltà del mercato.
L’obiettivo sarebbe liberare i serbatoi prima della vendemmia 2027, permettendo alle cantine di alleggerire le scorte e recuperare liquidità per pagare i soci.
Secondo l’associazione, la misura dovrebbe dare priorità proprio alle cantine della provincia di Trapani.
Un piano da circa 105 milioni
Complessivamente, le quattro proposte richiederebbero circa 105 milioni di euro, ai quali andrebbe aggiunta la dotazione necessaria per il fondo di rotazione.
La cifra comprende 50 milioni per gli aiuti diretti, 30 milioni per la capitalizzazione delle cantine sociali e 25 milioni per la distillazione di crisi.
Il fondo di rotazione avrebbe invece un funzionamento diverso, perché le somme verrebbero progressivamente restituite dalle aziende e nuovamente utilizzate.
L’obiettivo: imbottigliare tutto il vino in cinque anni
La strategia indicata da “I Guardiani del Territorio” non si ferma all’emergenza.
L’obiettivo dichiarato è arrivare nell’arco di cinque anni al 100% di vino imbottigliato.
Secondo l’associazione, aumentare la quota di prodotto commercializzato direttamente in bottiglia consentirebbe di trattenere sul territorio una parte maggiore del valore aggiunto.
Oggi, invece, una quota consistente del vino viene venduta sfusa e trasferita fuori dalla provincia.
Cantine sociali tra debiti e calo dei conferimenti
Nel documento viene evidenziata anche la situazione delle cantine sociali.
Le strutture vengono descritte come spesso sottocapitalizzate e fortemente esposte sul fronte dei debiti a breve termine.
Il calo dei conferimenti, inoltre, aumenterebbe il costo per ogni quintale lavorato, rendendo ancora più difficile sostenere spese e investimenti.
Da qui la richiesta di intervenire contemporaneamente sulla liquidità, sulla struttura finanziaria e sulla capacità commerciale.
La richiesta al Tavolo permanente
L’associazione chiede ora che il Tavolo permanente Agricoltura faccia proprie le quattro proposte.
L’obiettivo è presentarle unitariamente al Governo regionale e alle forze parlamentari dell’Assemblea regionale siciliana prima dell’esame della prossima finanziaria.
Secondo “I Guardiani del Territorio”, il passaggio decisivo sarà proprio quello politico.
Gli strumenti, sostengono, sarebbero già disponibili. Servirebbe quindi decidere quali risorse destinare al comparto.
Viticoltura, economia e identità del territorio
La richiesta viene infine collegata al peso più generale della vitivinicoltura nella Sicilia occidentale.
Il settore rappresenta lavoro, economia, paesaggio e identità per vaste aree della provincia di Trapani.
Per questo, secondo l’associazione, le misure di sostegno non dovrebbero essere considerate semplice assistenza.
L’obiettivo è invece salvaguardare un comparto che rimane centrale per l’agricoltura trapanese e creare le condizioni per una trasformazione strutturale che renda aziende e cantine più solide e competitive.
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