Vino trapanese, l’allarme del comparto. CIFA e FedAgricoltura: “Serve un piano straordinario”

CIFA e FedAgricoltura Trapani chiedono interventi strutturali per sostenere viticoltori e cantine. Pesano le giacenze di vino, la siccità, le difficoltà di conferimento delle uve e la debolezza del mercato

Vendemmia 2026, chiesto un piano per la vitivinicoltura trapanese

Marsala – Serve un piano per il vino. È la richiesta avanzata da CIFA e FedAgricoltura Trapani all’inizio della vendemmia 2026.

Le due organizzazioni descrivono una situazione difficile per l’intera filiera vitivinicola. Alle conseguenze del caldo e della carenza d’acqua si aggiungono le giacenze accumulate nelle cantine. Preoccupano anche il conferimento delle nuove uve e la commercializzazione del vino.

Secondo i dati riportati nel comunicato, al 31 luglio 2026 in Sicilia risultavano oltre 2,69 milioni di ettolitri di vino in giacenza. Circa 1,4 milioni si trovavano nella provincia di Trapani, che raccoglie quindi più della metà delle scorte regionali.

«Non è una difficoltà stagionale»

«Ci troviamo di fronte a una crisi di filiera e non semplicemente a una difficoltà stagionale», afferma Gaspare Ingargiola, presidente provinciale di CIFA e FedAgricoltura Trapani.

Le cantine, spiega Ingargiola, devono gestire le scorte delle campagne precedenti mentre arriva la nuova vendemmia. Questa condizione riduce gli spazi disponibili e limita la capacità di acquistare le uve. Inoltre, potrebbe spingere verso il basso i prezzi riconosciuti ai viticoltori.

Anche il cambiamento climatico aggrava il quadro. Il caldo intenso e le scarse precipitazioni incidono sulle rese. Rimane poi il problema dell’approvvigionamento idrico.

Secondo le organizzazioni agricole, la criticità non riguarda soltanto la quantità d’acqua disponibile. Occorre intervenire anche sulle reti e sulle infrastrutture che devono distribuirla nelle campagne.

Le misure richieste per cantine e produttori

CIFA e FedAgricoltura chiedono alla Regione e al Governo nazionale di superare la logica degli interventi occasionali. Propongono, invece, un piano straordinario condiviso con produttori, cooperative, cantine e rappresentanti dei lavoratori.

Tra le priorità indicate figurano:

  • misure sulle eccedenze e sulle giacenze, compresa la distillazione di crisi;
  • sostegni alle cantine sociali e alle strutture di trasformazione;
  • garanzie sul conferimento delle uve e sulla remunerazione dei produttori;
  • maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi;
  • interventi sulla rete irrigua e sugli invasi;
  • riduzione delle perdite d’acqua ed efficientamento degli impianti;
  • sostegno al reddito e accesso agevolato al credito;
  • promozione del vino siciliano sui mercati nazionali ed esteri;
  • valorizzazione delle produzioni di qualità e certificate.

Le organizzazioni chiedono anche una contrattazione collettiva attenta alla bilateralità e agli aumenti salariali dei lavoratori del comparto.

La vendemmia verde non basta

La Regione Siciliana ha già utilizzato lo strumento della vendemmia verde. Per la campagna 2025/2026 sono stati destinati 10 milioni di euro con l’obiettivo di riequilibrare domanda e offerta.

Per CIFA e FedAgricoltura, tuttavia, ridurre la produzione non è sufficiente. La misura deve accompagnarsi a interventi sul mercato, sulla commercializzazione, sui costi e sulle infrastrutture.

«Non possiamo chiedere al viticoltore di produrre sempre meno senza domandarci perché il mercato non riesca ad assorbire adeguatamente la produzione», sottolinea Ingargiola.

Il rischio, secondo il presidente provinciale, è indebolire progressivamente il sistema produttivo senza risolvere le cause della crisi.

La richiesta di un tavolo urgente

Serve un piano per il vino che garantisca alle imprese condizioni adeguate per lavorare e competere. CIFA e FedAgricoltura chiedono quindi la convocazione urgente di un tavolo dedicato alla vitivinicoltura della provincia di Trapani.

Al confronto dovrebbero partecipare istituzioni, produttori, cooperative, cantine e rappresentanti dei lavoratori.

«La vendemmia non può essere soltanto il momento della raccolta», conclude Ingargiola. Per le organizzazioni deve diventare il punto di partenza di una nuova strategia capace di tutelare il patrimonio produttivo, occupazionale e paesaggistico del territorio trapanese.


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